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L’Imminente Rivoluzione Anti Nazionale

NEW HAVEN – Negli ultimi secoli, il mondo ha sperimentato una serie di rivoluzioni intellettuali contro oppressioni di vario genere. Queste rivoluzioni operano nelle menti degli esseri umani e si trasmettono – prima o poi alla maggior parte del mondo – non attraverso guerre (che tendenzialmente implicano molteplici cause), ma mediante le tecnologie del linguaggio e della comunicazione. In ultima analisi, le idee che esse fanno avanzare – a differenza delle cause delle guerre – diventano indiscusse.

Credo che la prossima rivoluzione di questo tipo, probabilmente nel corso del XXI secolo, metterà in discussione le implicazioni economiche dello stato-nazione. Si concentrerà sulle ingiustizie che derivano dal fatto che, del tutto casualmente, alcuni nascono in paesi poveri ed altri in paesi ricchi. Dato che un numero sempre maggiore di persone lavorano per imprese multinazionali e ne incontrano e conoscono sempre di più provenienti da altri paesi, il nostro senso di giustizia ne risente.

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Questo non è senza precedenti. Nel suo libro 1688: The First Modern Revolution, lo storico Steven Pincus sostiene in modo convincente che la cosiddetta “Gloriosa Rivoluzione” viene pensata non tanto nei termini del rovesciamento di un re cattolico da parte dei parlamentari in Inghilterra, ma come l’inizio di un rivoluzione globale all’interno della giustizia. Non si pensi a campi di battaglia. Pensiamo, invece, alle caffetterie con giornali condivisi gratuitamente, che divennero popolari in quel periodo – luoghi di comunicazioni complesse. Anche appena verificatasi, la Gloriosa Rivoluzione ha segnato chiaramente l’inizio di un riconoscimento a livello mondiale della legittimità di gruppi che non condividono l’“unità ideologica” richiesta da un re potente.

Il pamphlet di Thomas Paine Common Sense, un enorme bestseller nelle Tredici Colonie al momento della sua pubblicazione nel gennaio del 1776, ha segnato un altra rivoluzione di tal genere, che non coincideva con la Guerra d’Indipendenza contro la Gran Bretagna (Revolutionary War) iniziata da circa un anno (e che aveva molteplici cause). La portata di Common Sense è incommensurabile, perché non è stato solo venduto, ma anche letto ad alta voce in chiese e riunioni. L’idea che monarchi ereditari fossero in qualche modo spiritualmente superiori al resto di noi veniva decisamente respinta. Oggi, la maggior parte del mondo, inclusa la Gran Bretagna, la condivide.

Lo stesso si potrebbe dire della progressiva abolizione della schiavitù, ottenuta principalmente non attraverso guerre, ma mediante un emergente riconoscimento popolare della sua crudeltà e ingiustizia. Le rivolte del 1848 in tutta Europa sono state sostanzialmente una protesta contro le leggi sulle votazioni che limitavano il voto solo a una minoranza di uomini: titolari di proprietà o aristocratici. Il suffragio femminile è seguito subito dopo. Nei secoli XX e XXI, abbiamo visto i diritti civili estesi alle minoranze razziali e sessuali.

Tutte le precedenti “rivoluzioni di giustizia” sono derivate dal miglioramento delle comunicazioni. L’oppressione prospera sulla distanza, sulla possibilità di non incontrare o vedere davvero gli oppressi.

La prossima rivoluzione non abolirà le conseguenze del luogo di nascita, ma i privilegi della nazionalità verranno temperati. Mentre l’aumento del sentimento anti-immigrati in tutto il mondo odierno sembra puntare nella direzione opposta, il senso di ingiustizia sarà amplificato dato che le comunicazioni continuano a crescere. In definitiva, il riconoscimento di ciò che è sbagliato provocherà grandi cambiamenti.

Per ora, questo riconoscimento deve ancora affrontare una forte opposizione da parte di istanze patriottiche, radicate nel contratto sociale stipulato tra i cittadini di una nazione che nel corso degli anni hanno pagato le tasse o che hanno svolto il servizio militare per costruire o difendere ciò che consideravano di loro appartenenza esclusiva. Il consentire un’immigrazione senza limiti sembrerebbe la violazione di questo contratto.

Ma i passi più importanti per affrontare l’ingiustizia dovuta al luogo di nascita probabilmente non saranno rivolti verso l’immigrazione. Si concentreranno invece sulla promozione della libertà economica.

Nel 1948, il “ teorema dell’equalizzazione del prezzo relativo dei fattori di produzione” di Paul A. Samuelson ha dimostrato lucidamente che, in condizioni di libero scambio illimitato senza costi di trasporto (e con altre ipotesi ideali), le forze di mercato equalizzerebbero i prezzi di tutti i fattori di produzione, compreso il tasso di salario per ogni tipo standardizzato di lavoro, in tutto il mondo. In un mondo perfetto, le persone non devono trasferirsi in un altro paese per ottenere un salario più alto. In ultima analisi, è necessario che siano soltanto in grado di partecipare alla produzione di beni venduti all’estero.

Poiché la tecnologia riduce quasi a zero i costi di trasporto e comunicazione, il raggiungimento di questa equalizzazione è sempre più praticabile. Ma per arrivarci è necessario che siano rimosse vecchie barriere e che si impedisca la costruzione di nuove.

I recenti accordi di libero scambio in discussione,il Trans-Pacific Partnership e il Transatlantic Trade and Investment Partnership, hanno subito battute d’arresto poiché gruppi d’interesse cercano di piegarli ai propri scopi. Ma, in definitiva, abbiamo bisogno – e probabilmente otterremo – accordi simili ancora migliori.

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Per realizzare l’equalizzazione del prezzo dei fattori, è necessario che la gente abbia una base stabile per una carriera realmente duratura legata ad un paese in cui non risiede fisicamente. È necessario anche proteggere i perdenti del commercio estero negli stati-nazione esistenti. Il Trade Adjustment Assistance (TAA) ha origine nel 1974 negli Stati Uniti. Nel 1995 il Canada ha sperimentato l’Earnings Supplement Project. L’European Globalization Adjustment Fund, avviato nel 2006, ha un modesto budget annuo di150 milioni di euro (168.600.000 dollari). Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha proposto di ampliare il programma TAA. Ma, finora, questo ha significato poco più di esperimenti o proposte.

In definitiva, è probabile che la prossima rivoluzione scaturirà da interazioni quotidiane su monitor di computer con stranieri, che come possiamo vedere sono intelligenti, gente per bene – persone a cui capita, non per scelta propria, di vivere in povertà. Ciò dovrebbe portare ad accordi commerciali migliori, che presuppongano l’eventuale sviluppo di assicurazioni sociali più vaste di molti ordini di grandezza per proteggere le persone all’interno di un paese durante la transizione verso un’economia globale più giusta.