muggah4_ Robert NickelsbergLiaison_mining brazil Robert Nickelsberg/Liaison/Getty Images

Combattere il Cambiamento Climatico Significa Combattere il Crimine Organizzato

RIO DE JANEIRO – Poiché l’Amazzonia è il più grande assorbitore terrestre di carbonio del mondo, rappresenta un fronte cruciale nella lotta al cambiamento climatico. Ma la regione è anche sede di un vigoroso mondo criminale che potrebbe pregiudicare gli sforzi volti a ridurre le emissioni di gas serra. In realtà, arrestare il cambiamento climatico non significa solo regolamentare chi inquina; si tratta anche di combattere il crimine organizzato.

La deforestazione in Amazzonia ha subito un processo di rapida accelerazione negli ultimi anni, causando una drammatica perdita di copertura arborea. Dagli anni ‘70, circa un quinto dell’area è stato raso al suolo a vantaggio dell’industria agroalimentare, della lavorazione boschiva e dell’estrazione mineraria; il 50-80% di tale deforestazione è dovuta ad attività illegali, compresa l’estrazione dell’oro. Se il trend attuale continuasse, entro il 2030 andrebbe perso un altro 20% della copertura arborea esistente.

Tra le numerose minacce contro l’Amazzonia, le attività estrattive sono particolarmente rovinose, perché distruggono la terra, impediscono i processi di ricrescita, ed inquinano i fiumi. Nondimeno, grandi società minerarie come le compagnie “Anglo American” e “Vale” hanno speso decine di miliardi dollari per costruire vie di accesso in alcune delle regioni più vulnerabili da un punto di vista ambientale dell’Amazzonia – e del mondo. Le corporation sono state spalleggiate dai politici, che forniscono generosi incentivi fiscali per incrementare l’estrazione di bauxite, rame, minerale di ferro, manganese, nichel, stagno e soprattutto oro.

Inoltre adesso, il neoeletto presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha promesso ai giganti minerari di potere accedere a territori ancora più protetti, comprese le aree appartenenti alle comunità indigene. L’approccio del governo di Bolsonaro all’Amazzonia è in diretto contrasto con la sua promessa di reprimere la corruzione. Con l’indebolimento degli organismi di regolamentazione governativa, l’offerta di maggiori sussidi ed incentivi fiscali alle compagnie minerarie e della lavorazione boschiva, e la vendita dei terreni, egli incoraggerà ulteriormente coloro che operano all’interno della criminalità organizzata.

Decine di migliaia di garimpeiros, cercatori d’oro in modo “artigianale”, già dipendono dall’estrazione illegale dell’oro per sopravvivere. Nelle piccole città brasiliane come Itaituba, lungo il Rio delle Amazzoni, le miniere illegali rappresentano il 50-70% dell’economia locale. E circa 20.000 Brasilianilavorano in miniere clandestine al confine con la Guyana francese. Mentre continuano a sorgere insediamenti improvvisati in tutta la regione, il gioco d’azzardo, la prostituzione, la tratta di esseri umani, la schiavitù e il crimine violento sono in aumento, e gli indigeni ed i quilombola (afro-discendenti) subiscono le conseguenze più pesanti dei costi.

Ma i minatori abusivi non sono certo gli unici soggetti che si contendono le ricchezze amazzoniche. Poiché il bacino amazzonico è a cavallo tra i tre principali paesi del mondo produttori di coca– Bolivia, Colombia e Perù – anche i cartelli colombiani/peruviani e le bande brasiliane sono entrati nel business dell’estrazione illegale dell’oro. Hanno scoperto che l’oro – facile da estrarre e vendere per un prezzo di mercato allettante, e reso sicuro da agenti complici del governo dove viene estratto – spesso è una scommessa finanziaria più sicura della cocaina.

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Quindi, i gruppi criminali stanno ampliando il loro coinvolgimento nel settore minerario illegale. Lungo il confine tra Brasile e Colombia, ad esempio, gli ex membri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), attualmente disperse, nonché l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) ancora attivo, controllano siti minerari di grandi dimensioni. E benché l’esercito brasiliano e le autorità colombiane abbiano condotto operazioni mirate a riprendere il controllo di queste aree, tali forze sono spesso insufficientemente armate. A peggiorare le cose, alcuni alti funzionari del governo venezuelano, nel tentativo di compensare la diminuzione delle entrate petrolifere con quelle provenienti dall’oro illecito, stanno supportando i gruppi criminali nella Guyana occidentale e nel Nord del Brasile.

Tutto ciò comporta terribili conseguenze ambientali. Per cominciare, l’industria estrattiva alimenta molta più deforestazione di quanto si pensasse in precedenza, ed oggi è responsabile per circa il 10% della riduzione della copertura arborea. Oltre a ciò, il dragaggio dei fiumi con l’uso d’esplosivo distrugge gli ecosistemi locali e rilascia mercurio nella catena alimentare di tutto il bacino. In alcuni villaggi Yanomami sul confine tra Brasile e Venezuela, oltre il 90% degli individui recentemente monitorati è risultato essere contaminato.

Inoltre, ci sono segni preoccupanti di un’escalation di violenza vicino ai siti minerari illegali, con le città amazzoniche Belém, Macapá e Manaus che attualmente registrano tassi di omicidi tra i più alti del mondo. Sono anche tra i luoghi più pericolosi del pianeta per gli ambientalisti e i giornalisti.

Affrontare le attività criminali che stanno contribuendo al cambiamento climatico richiederà più investimenti ed un coordinamento maggiore per quanto riguarda polizia federale, pubblici ministeri, difensori pubblici, agenzie di intelligence e forze armate. Agenzie pubbliche come l’Istituto Brasiliano per l’Ambiente e le Risorse Naturali (IBAMA) hanno bisogno di un’iniezione di liquidità e di maggiore autonomia, e le aree più povere devastate dall’estrazione illecita dell’oro necessitano di investimenti mirati, in modo che i loro giovani non siano attratti dalla criminalità.

La tutela dell’Amazzonia è nell’interesse del mondo intero. Tuttavia, la cooperazione internazionale è stata carente, specialmente in Sud America. Ad esempio, l’Amazon Cooperation Treaty Organization (ACTO) – comprendente Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela – ha guadagnato scarsa popolarità, a causa della cautela dei governi degli Stati membri in merito alle violazioni della loro sovranità nazionale. Saranno necessarie misure di rafforzamento della fiducia per affrontare tali preoccupazioni.

Quando si tratta di combattere la criminalità ambientale, un approccio coordinato è l’unica opzione. Le élite, i burocrati e i criminali che traggono profitto dall’estrazione illegale dovranno essere affrontati, il che richiederà coraggio da parte di rappresentati eletti e degli attivisti. Ma ci sono anche soluzioni tecniche, come i sistemi di monitoraggio satellitare che i governi della Bolivia e del Perù hanno schierato contro i narcotrafficanti. E, naturalmente, le operazioni di polizia tradizionale hanno un ruolo importante da svolgere, anche se devono essere condotte nel rispetto dei diritti umani.

Più in generale, eventuali progressi duraturi dipenderanno da azioni politiche ad alto livello. I governi nazionali devono adeguare le loro priorità di sicurezza ed ambientali, sia all’interno che multilateralmente, e ciò richiederà un’attenta diplomazia; una supervisione robusta e coordinata delle imprese estrattive; ed un impegno alla trasparenza, con sanzioni per le non conformità. La più ampia comunità internazionale dovrebbe sostenere tali sforzi. La nostra sopravvivenza comune può dipendere da loro.

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