soros115_ Lukas SchulzeGetty Images_orban kaczynski Lukas Schulze/Getty Images

L’Europa deve opporsi all’Ungheria e alla Polonia

NEW YORK – L’Ungheria e la Polonia hanno posto un veto alla proposta dell’Unione europea di un bilancio settennale pari a 1,15 trilioni di euro (1,4 trilioni di dollari) e di un fondo europeo per la ripresa da 750 miliardi di euro. Sebbene i due paesi siano i maggiori beneficiari di questi fondi, i rispettivi governi si oppongono categoricamente alla condizionalità sul rispetto dello stato di diritto che l’Ue ha adottato su richiesta del Parlamento europeo. Consapevoli di violare lo stato di diritto in modo eclatante, non vogliono pagarne le conseguenze.  

Non è tanto un concetto astratto come lo stato di diritto ciò che il primo ministro ungherese Viktor Orbán e, in misura minore, il governante de facto della Polonia, Jarosław Kaczyński, osteggiano. Per loro, lo stato di diritto rappresenta un limite pratico alla corruzione personale e politica. Il veto è una mossa disperata da parte di due trasgressori seriali. 

Ma si tratta anche di una mossa senza precedenti che giunge in un momento in cui l’Europa risente di una pericolosa impennata di casi Covid-19, e che ha lasciato sgomenti gli altri rappresentanti europei. Passato lo shock iniziale, però, un’attenta analisi rivela che esiste un modo per aggirare il veto. 

Le norme sullo stato di diritto sono state adottate. Nell’ipotesi di un mancato accordo su un nuovo bilancio, quello vecchio, che scade alla fine del 2020, viene prorogato su base annuale. L’Ungheria e la Polonia non potrebbero ricevere fondi da questo bilancio perché i loro governi violano lo stato di diritto.  

Similmente, il fondo per la ripresa, chiamato Next Generation EU, potrebbe essere attuato ricorrendo a una procedura di cooperazione rafforzata, come ha proposto Guy Verhofstadt. Se l’Ue imboccasse questa strada, il veto Orbán-Kaczyński potrebbe essere aggirato. Il punto è se l’Ue, magari con la cancelliera tedesca Angela Merkel in testa, sia in grado di trovare la forza politica necessaria.

Sono un convinto sostenitore dell’Ue come modello di società aperta basata sullo stato di diritto. Date le mie origini ebraico-ungheresi, sono particolarmente preoccupato per la situazione in Ungheria, dove svolgo un’attività filantropica da oltre trent’anni.

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In Ungheria, Orbán ha creato un sofisticato sistema cleptocratico con lo scopo di sottrarre risorse al paese. Se è difficile quantificare l’arricchimento della sua famiglia e dei suoi amici, certo è che molti di loro sono diventati oltraggiosamente facoltosi. Orbán sta ora sfruttando la nuova ondata di Covid-19 per modificare la costituzione ungherese e (ancora una volta) la legge elettorale, così da consolidare la sua posizione di premier a vita attraverso strumenti costituzionali. Per il popolo ungherese sarebbe una catastrofe.

Ecco alcuni esempi di come Orbán ha derubato gli ungheresi. Ha trasferito ingenti somme di denaro pubblico a svariate fondazioni private che lui stesso controlla indirettamente. Grazie a un abile trucco costituzionale, sta sottraendo definitivamente questi beni alla sfera pubblica; restituirli ai cittadini richiederebbe una maggioranza parlamentare pari a due terzi. Gli importi in questione ammontano a quasi 2,8 miliardi di dollari. 

In una serie di operazioni fraudolente, aziende vicine a Orbán hanno acquistato più di 16.000 ventilatori per conto del governo al prezzo di quasi un miliardo di dollari, un quantitativo sproporzionato rispetto al numero di posti-letto in terapia intensiva e al personale medico in grado di utilizzare questi dispositivi. Da un’analisi dei dati sul commercio internazionale risulta che l’Ungheria ha pagato il prezzo più caro in tutta l’Ue per i ventilatori provenienti dalla Cina, arrivando addirittura a pagarli cinquanta volte più della Germania.    

Una di queste aziende ha anche acquisito un ordine dalla Slovenia, il cui primo ministro, Janez Janša, è uno stretto alleato politico di Orbán. L’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) dovrebbe indagare sull’ipotesi di frode ai danni dell’Ue. Anche il recente contratto per la fornitura del vaccino russo, che l’Ungheria sarà la prima a utilizzare tra i paesi europei,  merita di essere approfondito. 

Nello stesso tempo, Orbán sta cercando di scrollarsi di dosso la responsabilità di queste azioni, e adottando misure volte a scongiurare il ripetersi di quanto accaduto alle elezioni comunali del 2019, quando il partito di governo Fidesz perse il controllo di Budapest e di altre città importanti. Orbán sta facendo il possibile per privare Budapest di risorse economiche, opponendosi alla sua richiesta di un prestito alla Banca europea per gli investimenti per l’acquisto di nuovi mezzi per il trasporto di massa per favorire il distanziamento sociale. Budapest ora rischia di ritrovarsi un deficit da 290 milioni di dollari nel bilancio 2021. Condizioni simili si osservano in altre città le cui giunte locali non sono controllate da Fidesz.     

I partiti di opposizione ungheresi stanno coraggiosamente tentando di contrastare Orbán con la creazione di una lista comune di candidati per le elezioni generali del 2022. Ma le loro probabilità di successo sono limitate perché Orbán potrebbe cambiare le regole con scarso preavviso, come è già accaduto diverse volte in passato. Strategicamente, Orbán sta progettando di introdurre le recenti modifiche alla legge elettorale mentre la pandemia imperversa, Budapest è sotto coprifuoco e i soldati pattugliano le strade.

Fra l’altro, Orbán esercita un controllo quasi totale sulle zone rurali, dove vive la maggior parte della popolazione. Egli controlla le informazioni che vengono ricevute, e in molti piccoli centri il voto non è segreto. Per l’opposizione, quindi, risulta quasi impossibile imporsi.  

Solo l’Ue può aiutare l’Ungheria. I fondi europei, ad esempio, andrebbero destinati agli enti locali, dove è ancora possibile trovare una democrazia che funzioni, contrariamente a quanto avviene a livello nazionale.

L’Ue non può permettersi di scendere a compromessi sullo stato di diritto. La sua risposta alla sfida lanciata da Orbán e Kaczyński sarà determinante per la sua sopravvivenza come società aperta fedele ai valori su cui è fondata.

Traduzione di Federica Frasca

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