Fernando Macas Romo/EyeEm/Getty Images

Complimenti alla regolamentazione

CAMBRIDGE – Uno dei notevoli cambiamenti che un viaggiatore del mondo ricco verso i paesi a basso reddito non può essersi perso durante lo scorso decennio è la rapida diffusione dell’uso dei telefoni cellulari, seguita ora dall’espansione dell’accesso Internet per i dispositivi mobile. Le comunicazioni via cellulare rivestono nello sviluppo sociale ed economico in Africa, Asia e America Latina lo stesso ruolo che ha avuto la diffusione delle comunicazioni via linea fissa in paesi come Francia e Regno Unito negli anni ‘70. Le connessioni familiari e sociali, nonché le opportunità imprenditoriali e formative sono in fase di trasformazione.

Un contributo chiave a questa trasformazione tecnologica è stato uno standard tecnico obbligatorio dell’Ue applicato nel 1987. La regolamentazione ha creato un mercato in tutto il continente per hardware e servizi, un mercato abbastanza grande che lo standard – noto come GSM, dal nome dalla commissione Groupe Spécial Mobile che l’aveva codificato – è stato adottato a livello globale. Nel 2004 c’erano più di un miliardo di iscritti ai servizi GSM di tutto il mondo. La portata globale della regolamentazione coinvolgeva enormi economie di scala nella produzione di ricevitori e hardware di rete, così i prezzi sono scesi rapidamente, e l’interoperabilità tra le reti e i paesi era più facile da raggiungere.

Molte regolamentazioni rivestono questo ruolo di normazione. Contrariamente alla semplicistica visione secondo cui la regolamentazione sarebbe inevitabilmente negativa per le imprese, esistono di fatto tre importanti canali attraverso cui la regolamentazione può far bene a un’economia.

Uno è il ruolo di creazione del mercato e di crescita del mercato illustrato dallo standard GSM. Quando ci sono approcci tecnologici competitivi, come la famosa battaglia degli anni 70 tra gli standard per le videocassette Betamax e VHS, i consumatori si sentono rincuorati se queste battaglie tra standard simili sono gestiti con prontezza e decisione, per precludere il rischio di spendere soldi su una tecnologia perdente. Quando lo standard viene fissato dalla regolamentazione in un mercato vasto come Ue, Stati Uniti o Cina, le economie di scala contribuiscono molto velocemente. Si stabilisce così il circolo vizioso dei prezzi in calo, dei miglioramenti della qualità e della domanda in crescita.

Si tratta di una dinamica potente. Spiega perché le aziende britanniche sono sempre più indignate dalla prospettiva che il governo britannico non garantisca un’armonizzazione normativa continua post-Brexit con l’Ue. Dopo aver consultato migliaia di soci, la Confederation of British Industry (CBI), la più grande organizzazione imprenditoriale del paese, ha recentemente invocato una “convergenza continua” con le regole Ue per beni, servizi e standard digitali. La portata del mercato accessibile è fortemente rilevante per le prospettive di crescita.

La regolamentazione può anche giovare a un’economia permettendo la concorrenza. Questo sembra controintuitivo, e di fatto alcune forme di regolamentazione servono a consentire un comportamento atto a cercare una rendita. Le aziende nei settori oligopolistici spesso si lamentano del peso della compliance; ma chiaramente si affidano alla regolamentazione come barriera per l’ingresso nel mercato di nuovi competitor. Il costo del peso normativo è una commissione che pagano per avere potere di mercato.

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La regolamentazione di alcuni di questi settori, come il finanziario, è un esempio di quello che non bisogna fare. Le autorità immaginano che la tutela dei consumatori richieda un’altra regolamentazione ogniqualvolta qualcosa vada male, che si traduce in una selva di regole che tutelano gli operatori e comportano tutta una serie di conseguenze e complessità non intenzionali. Dal momento che le nuove regolamentazioni si rivelano inefficaci (non sorprende, data la sovrabbondanza di truffe e vendite improprie in finanza), si mette in moto un circolo vizioso, con un altro regolamento che si rivela un altro fallimento – e così una maggiore regolamentazione.

È per questo che i regolatori intelligenti responsabili di garantire una sana concorrenza, come la Financial Conduct Authority del Regno Unito, utilizzano un approccio “sandbox” che consente di testare nuove tecnologie e modelli di business senza il peso schiacciante della regolamentazione. La FCA sta proponendo di rendere il proprio metodo normativo “sandbox” globale.

Inoltre, c’è una certa salvaguardia rispetto alle complesse selve normative se le nuove regole devono sottostare a un’analisi costi-benefici. Ma questo tipo di valutazioni sono solo incrementali, mentre servirebbe una valutazione periodica del quadro normativo nel suo insieme. I grandi disastri sono spesso il risultato del non voler pensare in questi termini, come dimostrato, tragicamente, dal fatale incendio della Grenfell Tower nel Regno Unito.

Nei nuovi settori, o in quelli con la reale possibilità di nuovi operatori con nuove tecnologie, la regolamentazione di fatto aiuta a creare un mercato. Ad esempio, rimuovendo le asimmetrie delle informazioni sui prodotti innovativi – asimmetrie che sono tanto più ampie quanto più tecnologicamente avanzati sono i prodotti – la regolamentazione facilita una concorrenza equa a parità di condizioni tra operatori storici e nuovi operatori, consentendo all’innovazione di prendere piede. E garantendo la sicurezza o l’efficacia dei nuovi prodotti e servizi, e impostando standard minimi vincolanti, la regolamentazione dà ai consumatori la fiducia di provare qualcosa di nuovo.

Il terzo modo in cui la regolamentazione fa bene a un’economia è esattamente la tutela dei consumatori. Se significa che le aziende guadagnano un profitto più basso a breve termine, va bene così. Il benessere di una società non è identico alla redditività delle sue imprese, o al tasso di crescita del Pil. Nelle conversazioni della CBI sulla regolamentazione post-Brexit, i settori più interessati alla divergenza normativa erano i settori ambientali e dei rifiuti e l’idrico. Rigidi standard ambientali Ue impongono elevati costi su questi comparti, che potrebbero significare una loro crescita più lenta rispetto a quanto non sarebbe altrimenti. Ma si sa che la crescita del Pil non rappresenta le esternalità ambientali.

Tutto ciò sottolinea l’importanza del modo in cui regolatori procedono con la regolamentazione. Le loro azioni possono – come spesso accade – danneggiare la concorrenza e la crescita, e non tutelare i consumatori. Ma non deve essere così. Riconoscere i benefici economici potenzialmente ampi della regolamentazione potrebbe incoraggiare un dibattito più sofisticato che vada oltre la pantomima politica e focalizzi l’attenzione sulla questione cruciale del progetto normativo.

http://prosyn.org/MX7BalR/it;

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