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L’America “Canaglia”di Trump

NEW YORK – Donald Trump ha lanciato una bomba a mano sull’architettura economica internazionale, così faticosamente costruita negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Il tentativo di annientamento di questo sistema di governance globale basato sulle regole – oggi manifestatosi con il ritiro di Trump degli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi del 2015 – è solo l’ultimo aspetto dell’attacco del presidente americano alla base del nostro sistema di valori e di istituzioni.

Il mondo, anche se lentamente, sta arrivando a cogliere fino in fondo la scelleratezza dell’agenda dell’amministrazione Trump. Egli ed i suoi compari hanno attaccato la stampa statunitense – un’istituzione vitale per la tutela delle libertà, dei diritti e della democrazia degli Americani – accusandola di essere “nemica del popolo”. Hanno cercato di minare le fondamenta delle nostre conoscenze e credenze – della nostra epistemologia – etichettando come “fake” qualsiasi cosa metta alla prova i loro obiettivi ed argomenti, rifiutando perfino la stessa scienza. Le motivazioni fittizie addotte da Trump per respingere l’accordo sul clima di Parigi costituiscono solo la prova più recente di questo.

Per millenni fino alla metà del Settecento, le condizioni di vita sono rimaste stazionarie. È stato l’Illuminismo, con la sua adesione all’argomentazione razionale e all’indagine scientifica, a supportare gli enormi miglioramenti nel tenore di vita dei successivi due secoli e mezzo.

Con l’Illuminismo è venuto anche l’impegno a svelare ed affrontare i nostri pregiudizi. Poiché l’idea di uguaglianza degli esseri umani – e del suo corollario, i diritti individuali fondamentali per tutti – si diffondeva rapidamente, le società hanno cominciato a lottare per eliminare le discriminazioni basate su razza, genere e, col tempo, altri aspetti dell’identità umana, come disabilità ed orientamento sessuale.

Trump cerca di annullare tutto questo. Il suo rifiuto della scienza, in particolare della scienza del clima, minaccia il progresso tecnologico. E la sua bigotteria nei confronti di donne, Ispanici e Musulmani (ad eccezione di quelli da cui egli e la sua famiglia possono trarre profitto, come i governanti degli sceiccati petroliferi del Golfo,) minaccia il funzionamento della società americana e della sua economia, indebolendo la fiducia delle persone nel fatto che il sistema sia equo per tutti.

Come populista, Trump ha sfruttato il comprensibile malcontento economico, che si è molto diffuso negli ultimi anni, poiché tra disuguaglianze crescenti molti Americani hanno subito una mobilità verso il basso. Ma il suo vero obiettivo – arricchire se stesso e gli altri influenti “cacciatori di rendite” a scapito di coloro che lo hanno sostenuto – viene svelato dai suoi piani fiscali e sanitari.

Le riforme fiscali proposte da Trump, per quanto si può vedere finora, superano quelle di George W. Bush per la loro regressività (la quota dei benefici che vanno a chi è in cima alla distribuzione del reddito). E in un paese in cui l’aspettativa di vita è già in declino, la sua revisione del sistema sanitario potrebbe lasciare senza assicurazione sanitaria 23 milioni di Americani in più

Mentre Trump e il suo gabinetto sanno forse come fare affari, non hanno la minima idea di come funziona il sistema economico nel suo complesso. Se venissero attuate le politiche macroeconomiche dell’amministrazione, ne risulterebbe un deficit commerciale maggiore e un ulteriore declino della produzione.

L’America soffrirà sotto Trump. Il suo ruolo di leadership globale è stato distrutto, anche prima che Trump infrangesse la fiducia di oltre 190 paesi ritirandosi dall’accordo di Parigi. A questo punto, la ricostruzione di questa leadership richiederà uno sforzo davvero eroico. Condividiamo un pianeta comune, e il mondo ha imparato a sue spese che si deve andare d’accordo e collaborare. Abbiamo anche imparato che la cooperazione può avvantaggiare tutti.

Allora, che cosa dovrebbe fare il mondo con un bullo infantile nel “box della sabbia”, che vuole tutto per sé e si rifiuta di essere ragionevole? Il mondo come può gestire un’America “canaglia”?

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha risposto correttamente quando, lo scorso mese, dopo aver incontrato Trump ed altri leader del G7, ha affermato che l’Europa non poteva più “contare completamente sugli altri” e che avrebbe dovuto “lottare per il proprio futuro”. È giunto il momento che l’Europa unisca le proprie forze, si impegni nuovamente in base ai valori dell’Illuminismo, e tenga testa agli Stati Uniti, come ha fatto in modo eloquente il nuovo presidente francese, Emmanuel Macron, con una stretta di mano che ha bloccato il puerile approccio da maschio alpha di Trump nell’affermare il potere.

L’Europa non può contare sugli USA guidati da Trump per la propria difesa. Ma, allo stesso tempo, dovrebbe riconoscere che la guerra fredda è finita – per quanto il complesso militare-industriale americano non sia disposto ad ammetterlo. Mentre la lotta contro il terrorismo è importante e costosa, la costruzione di portaerei e caccia supersonici non è la risposta giusta. L’Europa deve decidere da sé quanto spendere, piuttosto che sottomettersi ai dettami di interessi militari che richiedono il 2% del PIL. Si potrebbe certamente acquisire una maggiore stabilità politica da un nuovo impegno dell’Europa nei confronti del suo modello economico-democratico.

Adesso sappiamo che il mondo non può neanche contare sugli Stati Uniti per affrontare la minaccia esistenziale causata dal cambiamento climatico. L’Europa e la Cina hanno fatto la cosa giusta approfondendo il loro impegno verso un futuro verde – giusta per il pianeta e giusta per l’economia. Proprio come gli investimenti in tecnologia ed educazione hanno dato alla Germania un netto vantaggio nelle produzioni avanzate rispetto agli USA penalizzati dall’ideologia repubblicana, così, pure, l’Europa e l’Asia raggiungeranno un vantaggio quasi insormontabile rispetto agli Stati Uniti nelle tecnologie verdi del futuro.

Ma il resto del mondo non può lasciare che un’America “canaglia” distrugga il pianeta. Non può nemmeno permettere che un’America “canaglia” lo sfrutti con politiche non illuminate – anzi anti-illuministiche – dell’ “America first”. Se Trump intende ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi, il resto del mondo imponga imposizioni fiscali di adeguamento sul carbone per le esportazioni statunitensi che non rispettano gli standard globali.

La buona notizia è che la maggioranza degli Americani non è con Trump. La maggior parte degli Americani crede ancora nei valori dell’Illuminismo, accetta la realtà del riscaldamento globale ed è disposta ad agire. Ma, per quanto riguarda Trump, dovrebbe già essere chiaro che un dibattito razionale non funziona. È tempo di agire.