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Verso la nuova epoca d’oro dell’islam

SHARJAH – Il contributo fornito in passato dal mondo musulmano alla scienza e all’istruzione è stato straordinario. L’“epoca d’oro” islamica, con il fiorire del sapere e della cultura in tutto il mondo musulmano, è durata molti secoli e ha incluso la creazione delle prime università del mondo. Oggi però i Paesi a maggioranza musulmana sono molto indietro rispetto al resto del mondo in termini di istruzione e ricerca. Tutto ciò deve cambiare se la regione intende fornire posti di lavoro moderni e una vita migliore alla popolazione in crescita e stare al passo con lo sviluppo globale.

Allo stato attuale, una sola università del mondo musulmano – la METU di Ankara, Turchia (Middle East Technical University) – è entrata nella classifica internazionale dei 100 atenei con la migliore reputazione al mondo, e solo una decina rientrano tra le migliori 400 università del mondo in altre liste. Se da un lato non esistono test standard internazionali in scienze e matematica a livello universitario, gli studenti degli superiori nel mondo musulmano eseguono test al di sotto della media globale in queste materie, secondo i Trends in International Mathematics and Science Study e il Program for International Student Assessment. E il divario con gli studenti di altri Paesi è in aumento.

Erdogan

Whither Turkey?

Sinan Ülgen engages the views of Carl Bildt, Dani Rodrik, Marietje Schaake, and others on the future of one of the world’s most strategically important countries in the aftermath of July’s failed coup.

Inoltre, i risultati sul fronte della ricerca – misurati in base alle pubblicazioni e alle citazioni nelle riviste internazionali, e in base ai brevetti – sono sproporzionatamente bassi rispetto alla popolazione e alle capacità finanziarie. I Paesi musulmani spendono, in media, solo lo 0,5% del Pil in ricerca e sviluppo, rispetto alla media globale di 1,78% del Pil e alla media Ocse superiore al 2%. Il numero di persone che lavora in settori scientifici nel mondo musulmano è ben al di sotto della media globale.

Diciotto mesi fa è partita una task force di esperti internazionali apolitica e non governativa – convocata dalla Muslim World Science Initiative e dal Malaysian Industry-Government Group for High Technology, e da me coordinata – per indagare sullo spiacevole stato della scienza nel mondo musulmano e per stabilire come le università possano aiutare a migliorare la situazione. Una migliore comprensione delle varie questioni e dei possibili rimedi potrebbe consentire alla scienza di fiorire nuovamente nel mondo musulmano, con tutti i benefici che ne conseguirebbero per l’economia e la società.

La nostra disamina dello stato della scienza nelle università del mondo musulmano ha preso in considerazione non solo budget e ricerca, ma anche questioni come le condizioni delle donne negli studi e nelle carriere scientifiche. Inoltre, abbiamo condotto un’analisi approfondita – la prima nel suo genere – su come la scienza venga insegnata nelle università del mondo musulmano, inclusi metodi pedagogici, libri di testo, lingua d’insegnamento, la censura di tematiche “controverse” (come la teoria dell’evoluzione) e il ruolo della religione nei corsi di scienze.

In un report appena pubblicato, la task force giunge alla conclusione che, malgrado lo scarso stato generale in cui versa la scienza nel mondo musulmano, si può ancora fare molto affinché migliori in modo efficace ed efficiente. La task force offre specifiche raccomandazioni per le istituzioni accademiche, le autorità politiche nazionali e altri soggetti, come le accademie scientifiche, le associazioni di settore e le organizzazioni della società civile.

Per le istituzioni accademiche, un obiettivo importante dovrebbe essere quello di spingere gli studenti al pensiero creativo e alla capacità critica. A tal fine, la task force raccomanda di ampliare gli ambiti di insegnamento degli studenti di scienze, includendo le scienze umanitarie, sociali, le lingue e la comunicazione. Allo stesso tempo, chiede di adottare i metodi di insegnamento sperimentati a livello internazionale, soprattutto gli approcci “basati sull’indagine” e quelli di “apprendimento attivo”. Ovviamente, un cambiamento di questo genere richiederebbe un’adeguata formazione per i professori.

I professori dovrebbero anche essere incoraggiati a scrivere libri di testo e condurre una campagna di sensibilizzazione sulle scienze, non solo con la pubblicazione di articoli. Tale raccomandazione potrebbe sorprendere, data la scarsa produttività del mondo musulmano sul fronte della ricerca. Ma la realtà è che tali azioni produrranno più benefici nel mondo reale di quanto non possa fare la sola pubblicazione, che potrebbe inavvertitamente incoraggiare il plagio e la “scienza spazzatura”.

La task force ha raccomandato che gli enti politici nazionali garantiscano alle università più spazio per innovarsi (soprattutto nei curricula) ed evolversi (nei programmi di ricerca e nelle collaborazioni), ognuno a modo proprio, in base ai punti di forza e ai punti deboli. E si è rivolta a tutte le istituzioni affinché abbraccino la meritocrazia ed evitino trucchetti come pagare delle “collaborazioni” per poter pubblicare. L’impulso di scalare le classifiche non vale mai il rischio di danneggiare la reputazione nel lungo termine.

Questi passi richiedono un programma di cambiamento di tipo bottom-up. È per questo che la task force ha ora lanciato un invito alle università del mondo musulmano affinché si uniscano alla rete volontaria Network of Excellence of Universities for Science (NEXUS). Supervisionata dalla task force, questo gruppo di pari auto-elettosi – che comprende i rettori delle università e membri di facoltà che riconoscono come il cambiamento debba iniziare dall’interno – implementerà le misure elaborate dalla task force.

La speranza è che una volta che gli sforzi del primo gruppo di università inizieranno a raccogliere i frutti, altre istituzioni si uniranno. Lo slancio conseguente spingerà ministri, enti di vigilanza e altri organismi politici – che forse sono i più restii al cambiamento –a compiere i passi successivi.

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Le università sono poli di ricerca, pensiero critico e dibattito acceso, dove la prossima generazione non è solo esposta a fatti e teorie accertate, ma imparerà anche ad analizzare idee, individuare difetti e contribuirà ad arricchire ed espandere la nostra base di conoscenze. In un’epoca in cui il mondo musulmano deve far fronte a delle sfide senza precedenti, l’importanza di creare un ambiente accademico sano non può essere sopravvalutata.

Traduzione di Simona Polverino