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La Costituzione non salverà la democrazia americana

CAMBRIDGE – Le rivelazioni secondo cui un whistleblower dell’Intelligence avrebbe accusato il Presidente statunitense Donald Trump di aver fatto promesse inappropriate ad un leader straniero, hanno riacceso la speranza rimasta appesa al rapporto del Consigliere speciale Robert Mueller. Molti di coloro che sono esasperati dalla presidenza di Trump che viola le norme, nasconde la verità ed estremizza le argomentazioni, pensavano che il sistema avrebbe imposto una disciplina, o avrebbe frenato o rimosso il Presidente. Ma questa speranza era ingannevole allora così come lo è adesso.

La maggioranza degli elettori, stanchi di Trump e del partito repubblicano che l’ha seguito fedelmente, non dovrebbero aspettarsi che siano gli addetti ai lavori di Washington o che arrivi un cavaliere senza macchia a chiedergli di rendere conto del suo operato. Questa è una responsabilità della società, innanzitutto alle urne e poi, se necessario, con le proteste nelle strade.

Il concetto secondo cui gli Stati Uniti possono essere salvati dagli addetti ai lavori di Washington e dalla Costituzione fa parte di una narrativa comune legata alle origini delle istituzioni americane. Secondo questa narrativa, gli americani devono la loro democrazia e le loro libertà al piano brillante e lungimirante di un sistema con un modello adeguato di controlli ed equilibri, di separazione dei poteri e di altre salvaguardie.

Come spieghiamo nel nostro libro,The Narrow Corridor: States, Societies, and the Fate of Liberty (Il corridoio stretto: gli stati,le società e il destino della libertà, ndt), questo non è il modo in cui si delineano le istituzioni democratiche e le libertà. Esse infatti emergono e sono protette dalla mobilitazione della società, dalla sua assertività e dalla sua volontà di usare le urne quando può e le manifestazioni quando non può. Gli Stati Uniti non fanno eccezione.

I fondatori degli Stati Uniti, come le élite economiche e intellettuali della Gran Bretagna al tempo, si sono impegnati a sviluppare leggi e istituzioni in grado di sostenere uno stato forte e capace sotto il controllo di governatori che condividevano gli stessi obiettivi. Molti di loro vedevano una sorta di monarchia come la miglior soluzione.

La Costituzione statunitense, scritta nel 1787, rispecchiava questi preconcetti. Non comprendeva una dichiarazione dei diritti e sanciva molti elementi non democratici e non fu una svista. Il principale obiettivo dei fondatori era infatti proprio quello di limitare il crescente fervore democratico tra i cittadini americani medi e contenere le legislature approvate dai predecessori della Costituzione, ovvero gli Articoli della Confederazione.

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Nel periodo successivo alla guerra d’indipendenza, molte persone attratte dalle nuove libertà che erano state loro promesse, iniziarono a partecipare attivamente alla vita politica. Gli stati rispondevano alle pressioni popolari, estinguendo debiti, stampando soldi e aumentando le tasse. La loro dissolutezza e autonomia portò a considerare molti padri fondatori, in particolar modo James Madison, Alexander Hamilton e George Washington, dei sovversivi. La Costituzione non era quindi finalizzata solo a gestire la politica economica nazionale e la difesa, ma anche a rinchiudere il genio democratico nella bottiglia.

Madison enfatizzava quest’aspetto in modo eloquente affermando che era “innanzitutto necessario permettere al governo di controllare chi viene governato, e successivamente obbligare il governo stesso a controllarsi.” Ovviamente, i fondatori non ritenevano fosse una buona idea che le persone protestassero, eleggessero i propri rappresentanti direttamente o fossero troppo coinvolti nella politica.

Allo stesso modo, Madison si preoccupava del fatto che “un aumento della popolazione avrebbe potuto aumentare la proporzione di coloro che avrebbero sofferto delle difficoltà della vita e che avrebbero segretamente anelato a una distribuzione più equa del benessere. Questa percentuale di popolazione nel tempo avrebbe potuto superare il numero di chi era al di sopra del sentimento d’indigenza.” La Costituzione doveva quindi evitare che il desiderio di “una distribuzione più equa del benessere” si trasformasse in politiche concrete.

Uno dei catalizzatori della Costituzione fu la ribellione di Shays nella parte occidentale del Massachussets nel 1786-87 quando circa 4.000 persone imbracciarono le armi per protestare guidati dal veterano della rivoluzione, Daniel Shays, contro le estreme difficoltà economiche, le imposte pesanti e la corruzione politica. L’incapacità del governo federale di finanziare e dispiegare un esercito per sopprimere la ribellione si rivelò un campanello d’allarme: era necessario uno stato più forte per contenere e placare la mobilitazione del popolo e la Costituzione si diede questo come obiettivo. 

Ma questo sforzo non ottenne i risultati sperati. Gli sforzi dei padri fondatori nel costruire lo stato venivano visti con sospetto. Molti temevano le conseguenze di uno stato potente, in particolar modo dopo che l’impulso democratico era stato placato. Crebbero le richieste di esplicite garanzie per i diritti dei cittadini e lo stesso Madison iniziò a chiedere una Carta dei Diritti per persuadere il suo stesso stato, la Virginia, a ratificare la Costituzione. Successivamente si candidò come presidente promuovendo la Carta dei Diritti e sostenendo che fosse necessaria per “conciliare le menti delle persone”. 

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La Costituzione comprendeva un sistema di controlli ed equilibri e la separazione dei poteri in parte “per obbligare (il governo) a controllarsi”. Ma il suo primo obiettivo non era quello di rendere l’America più democratica e i diritti delle persone più garantiti. Secondo la visione dei fondatori, queste disposizioni istituzionali, che comprendevano un élite e un Senato eletto indirettamente, erano necessarie non tanto per proteggere le persone dal governo federale, ma per proteggere lo stesso governo da uno zelo democratico eccessivo.

Non dovrebbe quindi sorprendere che in alcuni momenti critici della storia americana, i diritti democratici e le libertà sono aumentate non tanto grazie alle tutele del sistema contro una democrazia eccessiva o da un disegno lungimirante, ma dalla mobilitazione del popolo.

Ad esempio, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, quando i potenti baroni, ovvero i “ladri baroni”, arrivarono a dominare l’economia e la politica americana, non furono limitati dai tribunali o dal Congresso (anzi, erano loro stessi a controllare proprio questi ambiti del governo). I ladri baroni e le istituzioni che garantivano loro il potere furono chiamati a rendere conto delle loro azioni quando il popolo iniziò a mobilitarsi, si organizzò e riuscì a eleggere dei politici che promettevano di regolamentare i baroni stessi, di parificare le condizioni di concorrenza e di aumentare la partecipazione democratica introducendo, ad esempio, l’elezione diretta dei senatori.

Allo stesso modo, negli anni ’50 e ’60, non fu la separazione dei poteri a contrastare il razzismo legalizzato e la repressione nel sud degli Stati Uniti. Fu il lavoro di chi protestava e che si organizzò, destabilizzò e creò un movimento di massa che obbligò le istituzioni federali ad agire. Il Presidente John F. Kennedy fu persuaso a intervenire e successivamente introdusse la legge sui Diritti Civili in risposta alla “Crociata dei bambini” del 2 maggio 1963, con la quale centinaia di bambini furono arrestati a Birmingham e in Alabama per aver partecipato alle proteste. Come disse Kennedy “gli eventi di Birmingham e altrove hanno fatto aumentare gli appelli per l’uguaglianza così tanto che nessuna città o stato o ente legislativo poteva più decidere di ignorarle.”

Anche oggi, in questo momento di crisi e turbolenza politica, solo la mobilitazione della società può salvare gli Stati Uniti. Non ci si può affidare ai cavalieri senza macchia o al sistema di controlli ed equilibri per agire. E anche se fossero in grado di cambiare le cose, una forte sconfitta alle urne lascerebbe i sostenitori di Trump con la sensazione di essere stati trattati ingiustamente e traditi e il processo di polarizzazione si accentuerebbe. Un aspetto ancor peggiore poi è che si potrebbe creare un precedente, ovvero si potrebbe arrivare al potenziamento delle élite che prenderebbero il controllo sulle élite stesse spingendo la società verso una passività ancora maggiore. In questo caso, cosa succederebbe la prossima volta che un leader senza scrupoli dovesse agire in modo ancor peggiore di Trump e le élite non intervenissero per salvare la situazione?

Da questo punto di vista, il regalo più grande di Mueller alla democrazia statunitense è stato un rapporto che ha evitato di far scattare l’impeachment, ma che ha rivelato le menzogne, la corruzione, e i crimini del presidente in modo che gli elettori possano mobilitarsi per esercitare il proprio potere e la propria responsabilità di rimpiazzare un leader inadeguato.  

La Costituzione non salverà la democrazia americana. Non l’ha mai fatto. Solo la società americana può farlo.

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  1. pei56_Miguel CandelaSOPA ImagesLightRocket via Getty Images_xijinpinghongkongprotestmasks Miguel Candela/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

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