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Le tecnologie in grado di salvare i posti di lavoro

SAN FRANCISCO – La nostra è un’epoca caratterizzata dall’ansia rispetto alla possibile pedita di posti di lavoro legata al processo di automazione con chiari avvertimenti secondo cui l’ascesa dei robot renderà una serie di categorie lavorative obsolete. Questo fatalismo presume, tuttavia, che l’essere umano non sia in grado di sfruttare ciò che ha creato per migliorare le nostre vite e le nostre professioni.

La prova evidente del potenziale della nostra tecnologia nel risolvere le nostre preoccupazioni lavorative si può trovare nelle piattaforme online per la ricerca professionale. Le piattaforme digitali hanno già trasformato molti aspetti dell’economia. I mercati online creati da Amazon e Alibaba, ad esempio, hanno ridefinito lo scenario dei prodotti al dettaglio in parte cambiando la stessa natura locale dei mercati al dettaglio.

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Le piattaforme di ricerca professionale utilizzano un approccio simile al mondo del lavoro ed hanno lo stesso impatto. Creando dei mercati del lavoro regionali, nazionali e persino globali, queste piattaforme permettono infatti ai datori di lavoro di avere accesso ad un’ampia gamma di talenti e di mettere in collegamento chi è in cerca di un lavoro con ampie opportunità professionali. In questo modo, queste piattaforme sono riuscite a trasformare le modalità di ricerca di lavoro e si stanno ora avvicinando alla massa critica necessaria per smuovere le cifre dell’occupazione.

Queste piattaforme assumono inoltre varie forme. I siti web, come LinkedIn, Monster.com e Indeed.com, che collegano gli individui ai datori di lavoro in cerca di personale, hanno già coinvolto centinaia di milioni di utenti e gran parte delle aziende principali a livello mondiale e stanno generando gran parte dell’impatto economico. Ma ci sono anche i mercati digitali della cosiddetta “gig economy” che fa da ponte tra i lavoratori freelance e gli incarichi di lavoro (dallo sviluppo dei siti web agli autisti passeggeri), riducendo in tal modo la forza lavoro ed il capitale sottoutilizzati.

Le piattaforme digitali rendono poi i mercati più trasparenti ed efficienti; un aspetto fondamentale nel processo di trasformazione di cui i mercati del lavoro hanno bisogno oggi. In molti paesi il 30-45% della popolazione in età da lavoro è disoccupata, inattiva o lavora part-time. Allo stesso tempo, le aziende si lamentano di non riuscire a coprire posizioni aperte in settori che vanno dalla tecnologia alla sanità. E chi invece ha un lavoro si trova spesso bloccato in ruoli all’interno dei quali non può sfruttare al massimo le proprie competenze. Queste questioni rappresentano un’incredibile spreco di potenziale economico ed umano.

I problemi nascono dal fatto che i mercati del lavoro di oggi mandano segnali dozzinali, incompleti e geograficamente limitati rispetto alle competenze che sono in realtà richieste. Di conseguenza, un percorso educativo, di formazione e professionale viene alla fin fine tracciato in base ad una serie di pure congetture, il che non solo crea enormi difficoltà per i lavoratori, ma comporta anche la difficoltà delle aziende di soddisfare le proprie necessità.  

Le piattaforme per la ricerca professionale possono incoraggiare l’efficienza del mercato del lavoro aggregando i dati sui candidati e sulle posizioni professionali aperte in una più ampia area geografica di mercato segnalando ai lavoratori le posizioni disponibili e le azioni da intraprendere per ottenere un lavoro più soddisfacente. Questa dinamica potrebbe rivelarsi particolarmente importante in Europa dove le prospettive di occupazione si diversificano in modo radicale in tutti i paesi (e tra le regioni dei vari paesi) e molti si sentono intrappolati nelle economie locali stagnanti. Probabilmente, una persona tenderà a non spostarsi dalla Spagna allo Swaziland neppure per un lavoro da sogno, ma la stessa persona potrebbe invece accettare una posizione migliore a pochi chilometri di distanza.

Inoltre, facilitando degli incontri più rapidi, le piattaforme per la ricerca professionale riducono i tempi della disoccupazione, mentre la creazione di opportunità di lavoro part-time flessibile possono far entrare un numero maggiore di lavoratori inattivi all’interno della forza lavoro e possono inoltre aiutare i lavoratori part-time ad aggiungere delle ore in più alla loro giornata lavorativa. Allo stesso tempo, collegando la persona giusta al ruolo giusto, queste piattaforme possono incoraggiare anche la produttività.

In poche parole, se da un lato le piattaforme di ricerca professionale non sono in grado di incoraggiare la domanda debole nelle economie avanzate, risolvere le questioni complesse legate allo sviluppo nei paesi emergenti, o creare dei lavori migliori, dall’altro possono avere un impatto maggiore su questioni che sembrano ugualmente difficili da gestire come la disoccupazione, la sotto occupazione ed un livello basso di soddisfazione professionale. Secondo uno studio recente del McKinsey Global Institute queste piattaforme potrebbero aumentare il PIL globale di 2,7 trilioni di dollari su base annuale entro il 2025, che sarebbe come aggiungere un altro Regno Unito all’economia mondiale.

Gran parte dell’impatto delle piattaforme online di ricerca professionale derivano dall’utilizzo della tecnologia volta a coprire le asimmetrie dell’informazione che tendono ad ostacolare la prestazione del mercato del lavoro.  In passato, questi divari erano colmati solo parzialmente dai segnali che trasferivano informazioni utili. Le piattaforme online per la ricerca professionale aggregano invece una quantità ben maggiore di informazioni in modo efficiente aumentando la “densità del segnale”.

Con l’ampliamento dei dati le aziende possono utilizzare delle analisi a scopo predittivo per individuare il candidato migliore per un certo ruolo. D’altra parte, chi è in cerca di lavoro può migliorare le proprie credenziali educative e la propria storia professionale con esempi del proprio lavoro e recensioni di convalida da parte dei colleghi e dei clienti trasmettendo, in tal modo, ai datori di lavoro il loro valore potenziale in modo più efficace.

Inoltre, le piattaforme che forniscono recensioni anonime da parte dei dipendenti attualmente impiegati (o impiegati in passato) in un’azienda danno un’idea migliore di cosa significa lavorare per quell’azienda e un’idea sullo stipendio che ci si può aspettare. Con l’aumento dei commenti sulla soddisfazione dei dipendenti, le aziende sono sottoposte ad una pressione maggiore per garantire delle buone condizioni lavorative al fine di assumere i talenti professionali di cui hanno bisogno.

Sino ad ora, i vincitori di questa trasformazione sono stati i professionisti istruiti e specializzati delle economie avanzate. In effetti, gli ingegneri e gli sviluppatori di software più ricercati possono anche non aver bisogno di fare domande di lavoro. Le aziende assumono infatti sempre più “candidati passivi” obbligando a volte i datori di lavoro ad aumentare gli stipendi dei dipendenti che vogliono tenere.

Ma non ci sono solo aspetti positive in questo contesto. Ora che i datori di lavoro hanno dei nuovi strumenti per assumere e valutare il personale, potrebbero infatti essere facilitati nel rimpiazzare i lavoratori meno specializzati, aggravando in tal modo la disuguaglianza del reddito nel breve termine. Nel lungo termine, tuttavia, si potrebbe arrivare a definire un sistema migliore per aumentare le competenze al fine di sostenere la mobilità verso l’alto.

Esiste poi un altro vantaggio in questo senso. Con una maggiore trasparenza sulle carriere di certe istituzioni e sui programmi di specializzazione, i soggetti che forniscono istruzione e formazione saranno sempre più responsabili della preparazione degli studenti a di garantire delle vite produttive e prospere.

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Dato che le sottoscrizioni di abbonamenti agli smartphone sono destinate ad arrivare ad 8 milioni entro il 2025, le piattaforme online di ricerca professionale hanno un ampio spazio per espandersi in nuove regioni e settori. La continua evoluzione di queste tecnologie può realmente portare ad un cambiamento inimmaginabile del mondo del lavoro. Sembra quindi che, dopotutto, ci sia spazio nel mercato del lavoro per un po’ di ottimismo.

Traduzione di Marzia Pecorari