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Lo Sconcertante Colpo di Stato in Turchia

GRANADA – In Turchia i colpi di stato militari – che riescano o meno – seguono uno schema prevedibile. Gruppi politici – di solito islamici – ritenuti dai soldati ostili alla visione secolare della Turchia di Kemal Atatürk conquistano un potere crescente. Le tensioni aumentano, spesso accompagnate da violenza per le strade. Poi l’esercito interviene, esercitando quello che i soldati sostengono essere il loro potere costituzionale per ristabilire l’ordine ed i principi laici.

Questa volta, è stato molto diverso. Grazie ad una serie di processi fittizi a carico di ufficiali laici, il presidente Recep Tayyip Erdogan era riuscito a riconfigurare la gerarchia militare e a collocare i suoi uomini ai massimi livelli. Mentre il paese era sconvolto da una serie di attacchi terroristici ed affrontava un’economia in deterioramento, non c’era sentore di disordini in campo militare o di opposizione a Erdogan. Al contrario, la recente riconciliazione di Erdogan con Russia e Israele, insieme al suo apparente desiderio di fare marcia indietro rispetto al ruolo attivo nella guerra civile siriana, deve essere stato un sollievo per i vertici della Turchia.

Aleppo

A World Besieged

From Aleppo and North Korea to the European Commission and the Federal Reserve, the global order’s fracture points continue to deepen. Nina Khrushcheva, Stephen Roach, Nasser Saidi, and others assess the most important risks.

Non meno sconcertante è stato il comportamento quasi dilettantesco dei golpisti, che sono riusciti a catturare il capo di stato maggiore, ma a quanto pare non hanno fatto alcun tentativo significativo per arrestare Erdogan o qualsiasi politico di alto livello. I principali canali televisivi sono stati autorizzati a continuare ad operare per ore, e quando i soldati si sono presentati negli studi, la loro incompetenza è stata quasi comica.

Attacchi aerei hanno mitragliato i civili e bombardato il parlamento – comportamenti molto insoliti per l’esercito turco al di fuori delle aree di insurrezione curda. I social media erano pieni di immagini di soldati sventurati (e apparentemente incapaci) che venivano tirati fuori dai carri armati e disarmati (e talvolta molto peggio) da folle di civili – scene che non avrei mai pensato di vedere in un paese che è arrivato ad odiare i colpi di stato militari, ma che ancora ama i propri soldati.

Erdogan si è affrettato a dare la colpa al suo ex alleato ed attuale nemico, il predicatore esiliato Fethullah Gülen, che guida un grande movimento islamico dai dintorni di Philadelphia. Ci sono ovvie ragioni per prendere questa accusa cum grano salis, ma l’affermazione è meno stravagante di quanto possa sembrare. Sappiamo che vi è una forte presenza “gülenista” in campo militare (senza la quale la precedente mossa del governo contro alti ufficiali turchi – i cosiddetti casi Eregenekon e Sledgehammer – non avrebbe potuto essere montata). Infatti, i militari erano l’ultima residuale roccaforte “gülenista” in Turchia, dal momento che Erdogan aveva già epurato i simpatizzanti del movimento all’interno della polizia, della magistratura e dei media.

Sappiamo anche che Erdogan stava preparando un passo molto importante contro i Gülenisti in campo militare. Alcuni ufficiali erano già stati arrestati con l’uso di prove artefatte in processi precedenti, e si diceva che un’epurazione su larga scala di ufficiali gülenisti era già in programma per il meeting del Consiglio Supremo Militare del mese prossimo.

Così i Gülenisti avevano un movente, e la tempistica del tentativo supporta il loro coinvolgimento. È una suprema ironia che il colpo di stato a lungo temuto da Erdogan da parte dei laicisti possa alla fine essere arrivato dagli alleati di un tempo – responsabili essi stessi per l’elaborazione di una miriade di complotti di golpe contro Erdoğan.

Ancora, un colpo di stato militare con spargimento di sangue è molto lontano dal tradizionale modus operandi del movimento di Gülen, che tende a preferire macchinazioni dietro le quinte ad azioni armate o violenze esplicite. È possibile che il colpo di stato abbia costituito un disperato ultimo sforzo, data la prospettiva che essi stavano per perdere la loro ultima roccaforte in Turchia. Ma, con tante domande senza risposta su ciò che ha avuto luogo, non sarebbe sorprendente che emergessero molti strani colpi di scena nelle prossime settimane.

C’è meno incertezza su ciò che probabilmente accadrà in seguito. Il tentativo di colpo di stato potenzierà l’odio di Erdoğan ed alimenterà una più ampia caccia alle streghe contro il movimento di Gülen. Migliaia di persone saranno licenziate dalle loro posizioni in campo militare e altrove, detenute, e perseguite con poco riguardo per lo stato di diritto e la presunzione di innocenza. Ci sono già appelli allarmanti per ripristinare la pena di morte per i golpisti, una categoria molto vasta per Erdoğan come dimostrano le esperienze recenti. Alcune delle violenze di massa contro i soldati catturati fanno presagire un giacobinismo che metterebbe a repentaglio tutte le restanti protezioni del giusto processo in Turchia.

Il tentativo di golpe è una cattiva notizia anche per l’economia. La recente riconciliazione, abbastanza superficiale, di Erdogan con Russia ed Israele è stata verosimilmente motivata dalla volontà di ristabilire i flussi di capitali esteri e di turisti. Tali speranze sono ormai improbabili da realizzare. Il fallito colpo di stato rivela che le divisioni politiche del paese sono più profonde di quanto anche gli osservatori più pessimisti pensavano. Tutto ciò difficilmente contribuisce a rendere il contesto attraente per investitori o visitatori.

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Ma, politicamente, il fallito colpo di stato è un vantaggio per Erdogan. Come egli stesso affermava mentre non era ancora chiaro se sarebbe riuscito a prevalere, “questa rivolta è un dono di Dio per noi, perché questo sarà un motivo per purificare il nostro esercito”. Ora che il colpo è fallito, avrà il sostegno politico per apportare le modifiche costituzionali che ha a lungo cercato per rafforzare la presidenza e concentrare il potere nelle proprie mani.

Il fallimento del colpo di stato quindi rafforzerà l’autoritarismo di Erdogan e porterà ben pochi benefici alla democrazia turca. Se il colpo fosse riuscito, però, la botta alle prospettive democratiche sicuramente sarebbe stata più grave, con effetti a lungo termine. Il che fornisce almeno qualche ragione di sollievo.