Financial professionals work on the floor of the New York Stock Exchange Drew Angerer/Getty Images

Una razionale euforia irrazionale?

SANTIAGO DEL CILE – Il tempismo è stato ironicamente perfetto, con  i mercati azionari che raggiungevano il picco – per poi ricominciare a precipitare una settimana dopo – proprio mentre gli esperti uscivano dalla riunione del World Economic Forum tenutosi quest’anno a Davos, dove erano giunti alla conclusione che l’economia globale è in ripresa. Nelle settimane successive, gli esperti si sono divisi in due fazioni.

Alcuni, tra cui il nuovo presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ritengono che i fondamentali economici siano forti e che quello che i mercati azionari hanno vissuto all’inizio di febbraio è stato solo un calo temporaneo. In quest’ottica, non c’è nulla che impedisca alle grandi banche centrali di attuare un “bel” (cioè, graduale e indolore) processo di “normalizzazione” della politica monetaria.

Poi ci sono quelli che credono che i fondamentali siano in realtà deboli, che l’attuale ripresa si rivelerà insostenibile e che gli investitori dovrebbero considerare le rotazioni del mercato azionario come un campanello d’allarme necessario. Se le cose stanno così, la sfida per le autorità monetarie e fiscali non è “normalizzare” le politiche, bensì sviluppare nuovi strumenti per combattere il rallentamento che prima o poi arriverà.

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