Students work at a laboratory at the Catholic University of Graben in Butembo EDUARDO SOTERAS/AFP/Getty Images

Rafforzare la scienza africana

URBANA, ILLINOIS – Alla fine di marzo, i leader africani nel campo della scienza, dell’innovazione e della politica si sono dati appuntamento a Kigali, Ruanda, per un brainstorming di soluzioni a un problema sempre più pressante: la bassa qualità della scienza nel continente.

Qualsiasi buon leader sa che la scoperta scientifica e l’innovazione alimentano il progresso, agevolano lo sviluppo e può contribuire ad affrontare tematiche come l’insicurezza alimentare, le carenze idriche e il cambiamento climatico. Eppure, la maggior parte dei governi africani non finanziano adeguatamente ricerca e sviluppo nei rispettivi paesi. Secondo l’Istituto di statistica dell’UNESCO, i paesi nell’Africa sub-sahariana spendono, in media, solo lo 0,5% del Pil in ricerca e sviluppo. In Occidente, la percentuale sfiora il 3%.

Questa disparità sottolinea le sfide sul fronte dello sviluppo cui devono far fronte gli africani. L’Africa ospita il 15% della popolazione mondiale e rappresenta il 5% del suo Pil, ma rappresenta un misero 1,3% della spesa totale in ricerca. Inoltre, gli inventori africani detengono appena lo 0,1% dei brevetti mondiali, il che significa che anche quando il denaro è speso in scienza, innovazione e ricerca, le scoperte raramente si traducono in soluzioni per le sfide più immediate del continente.

Certo è che queste tendenze non sono universali; alcuni governi africani investono notevolmente nell’innovazione trainata dalla scienza. In Sud Africa, ad esempio, le autorità  hanno promesso di raddoppiare la spesa in R&S entro il 2020 – passando all’1,5% del Pil. Che fa seguito all’impegno assunto nel 2016 dai capi di stato africani di aumentare il budget per scienza e tecnologia fino almeno all’1% del Pil entro il 2025. Un ristretto gruppo di paesi, tra cui Kenya, Ruanda e Senegal, sta lavorando duramente per raggiungere questa soglia di finanziamento.

Anche l’Africa beneficia di generosi aiuti correlati alla ricerca e del supporto internazionale. Uno dei maggiori donatori, la Bill & Melinda Gates Foundation, ha investito oltre 450 milioni di dollari in iniziative scientifiche africane negli ultimi dieci anni. Tra i progetti rientrano un programma di 306 milioni di dollari per incentivare le produzioni agricole e una borsa da 62,5 milioni di dollari per migliorare i risultati in campo sanitario. Questi e altri flussi di finanziamento hanno aiutato i ricercatori africani a sviluppare colture resistenti alla siccità, produrre vaccini per malattie infettive come l’ebola, e ampliare le opportunità per l’istruzione in campo scientifico e tecnologico.

Sfortunatamente, molti governi africani non hanno le risorse per finanziare i programmi che potrebbero consolidare questi vantaggi. Questo significa, in poche parole, che serve urgentemente un nuovo e più collaborativo approccio alla scienza africana.

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I leader africani hanno unito le proprie risorse scientifiche in passato. Nel 2003 l’Unione Africana e la New Partnership for Africa’s Development (NEPAD) iniziarono a implementare una strategia in tutto il continente “per sviluppare e usare la scienza e la tecnologia per la trasformazione socioeconomica del continente e la sua integrazione nell’economia mondiale”. Si trattava di un obiettivo ambizioso che raccolse i primi risultati. Tra il 2005 e il 2014, la spesa in tutto il continente in R&S registrò un incremento, mentre i risultati della ricerca sono più che raddoppiati in molti paesi.

Da allora, però, i progressi hanno evidenziato uno stallo. Il recente incontro il Ruanda, ospitato dal presidente Paul Kagame e organizzato dal Next Einstein Forum, è stato programmato per aiutare a riportare l’agenda sulla giusta rotta. Ma i summit sono solo parte della soluzione; anche i governi devono impegnarsi per migliorare la qualità della ricerca e possono iniziare puntando l’attenzione su tre aree chiave.

La prima: i leader africani devono impegnarsi con amministratori delegati, filantropi e donatori che comprendono il valore a lungo termine degli investimenti nella scienza. L’innovazione costa, e il capitale di partenza sarà necessario per aiutare a rafforzare la capacità scientifica del continente.

La seconda: le università e le istituzioni africane dovrebbero allineare le proprie agende in tema di ricerca agli obiettivi nazionali e regionali. Ad esempio, considerando che una delle sfide più pressanti dell’Africa è sfamare la sua crescente popolazione, le scuole specializzate in ricerca agricole dovrebbero garantire che il loro lavoro contribuisca alle soluzioni.

E l’ultima, ma non per ordine di importanza: i paesi dovrebbero incoraggiare l’imprenditorialità all’interno delle organizzazioni di ricerca. Un modo per farlo è quello di istituire degli uffici per la commercializzazione, che potrebbero aiutare gli scienziati a portare la propria ricerca sul mercato. Gli scienziati di ogni dove devono aiutare a trovare la strada nella burocrazia quando si intende trasformare un’idea in un progetto commerciale, e questo processo è particolarmente complesso in una regione in cui i canali di R&S sono ancora ai primordi.

Incentivare le capacità scientifiche dell’Africa richiederà ai leader del continente di fare più che porre domande pressanti ai summit; devono anche stanziare fondi e forgiare nuove partnership. Per superare le sfide dello sviluppo umano dell’Africa, i governi africani devono investire nelle persone che possono superare tali sfide.

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