19

La parata di Putin

NEW YORK – La parata di maggio a Mosca in commemorazione del settantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale sarà la più grande celebrazione sin dal crollo dell’Unione Sovietica. Circa 16.000 soldati, 200 veicoli armati e 150 aeroplani ed elicotteri sfileranno sulla Piazza Rossa; una scena che sarebbe stata molto familiare ai leader sovietici come Leonid Brezhnev e Nikita Khrushchev con il saluto finale sulla tomba di Lenin.

Tuttavia, anche se gli alleati della Russia durante la Seconda Guerra Mondiale erano europei e nordamericani, quest’anno nessun leader occidentale parteciperà alle commemorazioni in segno di disapprovazione dell’invasione di Putin dell’Ucraina e dell’annessione della Crimea. Per contro, tra gli ospiti di alto profilo del Presidente russo Vladimir Putin ci saranno i leader della Cina, dell’India, della Corea del Nord, il che evidenzia quanti pochi amici siano rimasti alla Russia di questi tempi.

Erdogan

Whither Turkey?

Sinan Ülgen engages the views of Carl Bildt, Dani Rodrik, Marietje Schaake, and others on the future of one of the world’s most strategically important countries in the aftermath of July’s failed coup.

Il carattere surreale di quest’evento rispecchia la natura sempre più bizzarra del regime di Putin. Osservare la Russia oggi è infatti come guardare l’ultimo film della serie X-Men, campione d’incassi, “Giorni di un futuro passato”. Proprio come gli X-Men nel film si uniscono con i loro sé stessi più giovani per salvare il futuro dell’umanità, così il Cremlino oggi sta tornando al passato sovietico della Russia in ciò che vede come una lotta odierna per la sopravvivenza del paese.

Ai fini di questa strategia è essenziale la propaganda che lega l’Occidente di oggi con i tedeschi che invasero la Russia nel 1941, e che presenta allo stesso tempo i funzionari del governo ucraino come “fascisti” e “neonazisti”. Il Cremlino si è affidato a queste affermazioni insieme alla necessità di difendere i russi all’estero per giustificare la sua aggressione nei confronti dell’Ucraina. Per usare le parole di Putin dopo l’annessione della Crimea, il rifiuto dell’Occidente “di dialogare” non ha dato scelta alla Russia. “Proponiamo continuamente una collaborazione su questioni chiave”, ha detto Putin al tempo, “vogliamo rafforzare il nostro livello di fiducia e vogliamo che le nostre relazioni siano alla pari, aperte ed eque. Ma non abbiamo visto alcun passo reciproco”.

Un mese dopo Putin ha rafforzato l’immagine dei russi come vittime moralmente superiori di un Occidente crudele e senza compromessi. “Siamo meno pragmatici di altri, meno calcolatori”, ha affermato prima di aggiungere che la “grandezza” e la “vastità” della Russia comportano che i russi abbiano “un cuore più genersoso”.

Non è difficile vedere il parallelismo tra l’approccio di Putin e quello di Joseph Stalin che dichiarò all’inizio della Seconda Guerra Mondiale che il “nemico” mirava a “distruggere” la “cultura nazionale” della Russia, a “germanizzare” il suo popolo e a “renderlo in schiavitù”. La differenza, ovviamente, è che il Wehrmacht nazista di fatto invase l’Unione Sovietica, mentre l’Ucraina volveva semplicemente decidere del proprio futuro.

Senza arrivare a difendere Stalin, bisogna riconoscere l’immenso contributo sovietico alla vittoria degli alleati nella Seconda Guerra Mondiale, comprese le vite di 26 milioni di cittadini. Al tempo, la parata militare nella Piazza Rossa con 35.000 truppe, 1.900 attrezzature militari ed un’orchestra di 1.400 componenti fu un evento più che meritato. La leadership sovietica non badò ai costi per sfoggiare la sua difesa militare che, in assenza di una minaccia esterna, divenne uno strumento importante per mobilitare il paese verso l’unità nazionale.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Russia, ormai non più una superpotenza, accantonò l’assetto da guerra. Ma nel 2005, per la commemorazione della fine della Seconda Guerra Mondiale, Putin fece una delle più grandi parate militari alla quale i leader occidentali, convinti del possibile futuro europeo della Russia, parteciparono. 

Il tono delle commemorazioni del Giorno della Vittoria di quest’anno è molto meno precursore. Come si può infatti celebrare la fine di una guerra quando i discendenti di coloro che l’hanno combattuta (senza dubbio spinti dalla speranza che le generazioni future vivessero in pace) si stanno uccidendo l’un l’altro in una guerra brutale nell’est dell’Ucraina? Quale senso ha sfoggiare grandi fuochi d’artificio tra i fuochi degli obici e dei razzi veri?

Lo storico Robert Paxton credeva che le parate potessero dire molto sui paesi. Nel suo libro del 1966 intitolato Parades and Politics at Vichy (Parate e Politica a Vichy, ndt) descrive come Philippe Pétain, Capo di Stato del Governo di Vichy in Francia  utilizzasse gli spettacoli, la politica reazionaria e ovviamente la partnership con Adolf Hitler per fare credere al suo paese sconfitto che era ancora grande sulla scena mondiale. Il marchio del tradizionalismo autoritario dello stato di Vichy elogiava la famiglia e la patria e mise Pétain, ex comandante militare, nel ruolo di re militare esaltato da tutti.

Il parallelo con la Russia di Putin è evidente. Putin si vede come un nuovo zar. Il suo background nel KGB detta il suo stile di leadership con la conseguente abolizione di elezioni libere ed eque, la persecuzione dei suoi oppositori e la promozione dei valori conservatori che, proprio come Pétain prima di lui, vengono contrapposti all’influenza corruttiva di un Occidente “immorale” e “decadente”.

Basandosi su quest’approccio, Putin ha creato delle allenze con figure come il Presidente della Siria Bashar al-Assad ed il governatore militare dell’Egitto Abdel Fattah el-Sisi. La Cina, seconda economia a livello mondiale, è un’aggiunta utile alla sua collezione di stati amici anti-democratici soprattutto grazie alle sue lagnanze strategiche nei confronti dell’Occidente.

Support Project Syndicate’s mission

Project Syndicate needs your help to provide readers everywhere equal access to the ideas and debates shaping their lives.

Learn more

A differenza della Cina, tuttavia, la Russia non è una potenza emergente. Putin potrà anche descrivere le sue azioni in Ucraina come una lotta contro il fascismo, ma si tratta in realtà di una lotta di rilevanza, una lotta che non vincerà mai. Non importa quanto siano fastose le sue parate, Putin non può nascondere la verità, ovvero che i giorni della Russia come superpotenza sono finiti. Il patriottismo di Putin è quello dei vinti, proprio come quello di Pétain.

Traduzione di Marzia Pecorari