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Come sviluppare un vaccino anti-COVID-19 per tutti

LONDRA – Nelle prime settimane del 2020 cominciava ad aleggiare tra le persone l’idea che il COVID-19 potesse essere la tanto temuta e attesa “malattia X”, ossia una pandemia globale causata da un virus sconosciuto. Tre mesi dopo, la maggioranza della popolazione mondiale si ritrova in lockdown, ed è evidente che la situazione sanitaria riguarda tutti, a livello locale, nazionale e internazionale.

Robusti sistemi sanitari, un’adeguata capacità di test e un vaccino efficace e disponibile per tutti saranno i fattori chiave per proteggere le società dal Covid-19. Per garantire, però, che nessuno resti indietro serve non solo un investimento collettivo senza precedenti ma anche un approccio totalmente diverso.

I ricercatori delle università e delle aziende di tutto il mondo stanno facendo a gara per sviluppare un vaccino. E gli attuali progressi sono incoraggianti: 73 vaccini candidati sono attivamente in esplorazione o in fase di sviluppo preclinico, mentre cinque sono già in fase di sperimentazione.

Questi massicci sforzi sono possibili solo grazie a un ingente investimento pubblico, che vede la partecipazione degli istituti sanitari pubblici e della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI). Quest’ultima, un’organizzazione no-profit che raccoglie fondi pubblici da diversi governi, è nata a seguito dell’epidemia da Ebola scoppiata nell’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016 per guidare la ricerca e lo sviluppo di vaccini contro malattie che potrebbero causare epidemie su larga scala.

CEPI ha sinora ricevuto da diversi governi 765 milioni di dollari rispetto all’obiettivo dei 2 miliardi di dollari richiesti per finanziare lo sviluppo di un vaccino anti-Covid-19. La Biomedical Advanced Research and Development Authority, che fa parte del dipartimento della Salute statunitense, ha investito in modo cospicuo nei progetti di sviluppo di un vaccino con Johnson & Johnson (450 milioni di dollari) e Moderna (483 milioni di dollari). E l’Unione Europea intende mobilitare altri finanziamenti pubblici per affrontare la pandemia durante la conferenza per finanziare il vaccino che si terrà online il 4 maggio.

Ma gli investimenti da soli non bastano. Per farcela, l’intero processo di innovazione dei vaccini, dalla fase di R&D all’accesso, deve essere disciplinato da norme di intervento chiare e trasparenti basate su obiettivi di pubblico interesse e su parametri. Che, a loro volta, richiederanno un chiaro allineamento tra interessi pubblici globali e nazionali.

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Il primo passo cruciale è quello di adottare una strategia mirata che faccia confluire gli investimenti pubblici e privati verso un unico obiettivo comune ben definito: lo sviluppo di uno o più vaccini anti-Covid-19 efficaci che possano essere prodotti rapidamente su scala globale e messi gratuitamente a disposizione di tutti. Per realizzare questo obiettivo serviranno regole ferme circa la proprietà intellettuale, la determinazione del prezzo e la produzione, concepiti e adottati secondo modalità che valutino la collaborazione internazionale e la solidarietà, anziché la concorrenza tra paesi.

Il secondo, ossia ottimizzare l’impatto sulla sanità pubblica, richiede che la macchina innovativa si avvalga dell’intelligenza collettiva per accelerare i progressi. L’innovazione medica e scientifica prospera e compie progressi quando i ricercatori si scambiano informazioni e condividono le proprie conoscenze apertamente, così da poter mettere a frutto i successi e i fallimenti reciproci in tempo reale.

La tecnologia brevettata di oggi non segue, però, questo modello. Anzi, promuove la concorrenza segreta, dà priorità all’approvazione da parte di autorità competenti nei paesi ricchi rispetto a una disponibilità su vasta scala e all’impatto globale sulla sanità pubblica, ed erige barriere alla diffusione tecnologica. E, sebbene i pool di esperti su base volontaria per mettere insieme i brevetti come quello proposto dalla Costa Rica all’Organizzazione mondiale della Sanità possano essere d’aiuto, rischiano di essere inefficaci fino a quando sarà concesso alle aziende private a scopo di lucro di mantenere il controllo su tecnologie e dati cruciali – anche quando questi sono stati generati con investimenti pubblici.

Inoltre, è fondamentale un’azione collettiva per selezionare e portare avanti quei vaccini più promettenti. In caso contrario, l’autorizzazione per la commercializzazione potrebbe andare al candidato con le migliori risorse invece che al più idoneo.

Terzo: i paesi devono assumere la guida nel creare e rafforzare le capacità produttive, soprattutto nel mondo in via di sviluppo. Anche se un vaccino anti-Covid-19 efficace probabilmente non sarà disponibile prima dei prossimi 12-18 mesi, un’azione concertata è ora ciò che serve per mettere in campo la capacità e le infrastrutture pubbliche e private necessarie per produrre rapidamente miliardi di dosi.

Dato che non sappiamo ancora quale vaccino risulterà essere il più efficace, potremmo aver bisogno di investire in una serie di attività e tecnologie. Questo pone un rischio tecnologico e finanziario che si può superare solamente con l’aiuto di stati intraprendenti sostenuti da finanziamenti collettivi guidati da pubblico interesse, ad esempio provenienti da banche nazionali e per lo sviluppo regionale, dalla Banca mondiale e da fondazioni filantropiche.

Infine, devono essere poste in essere sin dall’inizio di qualsiasi programma di sviluppo di vaccino le condizioni necessarie per garantire un accesso globale ed equo. Ciò consentirebbe agli investimenti pubblici di essere strutturati meno come un elenco o come un semplice “market fixer”, e più come un “market shaper” proattivo, spinto da fini pubblici.

Il prezzo dei vaccini anti-Covid-19 dovrebbero riflettere sia i sostanziosi contributi pubblici al loro sviluppo che l’urgenza e la portata della crisi sanitaria globale. Dobbiamo andare oltre le dichiarazioni di principio e le promesse generiche e introdurre condizioni concrete che consentano di fornire vaccini gratuiti nel luogo di utilizzo. I policymaker dovrebbero anche considerare l’utilizzo di licenze obbligatorie per consentire ai paesi di sfruttare al meglio gli strumenti e le tecnologie a disposizione.

È fondamentale avvalersi di meccanismi collettivi di appalto che garantiscano un’equa distribuzione e un giusto accesso globale ai nuovi vaccini nel momento in cui saranno disponibili. L’obiettivo primario deve essere quello di evitare che le economie avanzate monopolizzino la fornitura globale o escludano dalla domanda i paesi più poveri.

La crisi da Covid-19 esclude un approccio del tipo “business-as-usual”. Mentre i paesi si mobilitano collettivamente contro la pandemia attraverso iniziative quali le call for a global alliance, conferenze per finanziare il vaccino, meeting del G20 e l’imminente World Health Assembly annuale, non ci possiamo permettere di perdere questa occasione. Questi sforzi collettivi devono includere regole di intervento chiare e fattibili che spingano tutti i partner ad avere un approccio completo e globale nei confronti dell’innovazione sanitaria sulla base dell’interesse pubblico: un vaccino anti-Covid-19 efficace che possa essere messo rapidamente e gratuitamente a disposizione di tutti.

Sviluppare un vaccino anti-Covid-19 efficace e universale è una delle missioni più importanti della nostra vita. E soprattutto, rappresenta la prova decisiva per capire se la cooperazione globale pubblico-privata, osannata dai policymaker come la chiave per il successo, finirà per massimizzare l’offerta di beni pubblici oppure la condivisione di profitti privati.

Traduzione di Simona Polverino

https://prosyn.org/Wf8Hyo5it;