subacchi23_PIERO CRUCIATTI_AFP_Getty Images PIERO CRUCIATTI/AFP/Getty Images

Dura Lezione da Genova

GENOVA – Le nostre infrastrutture sono sicure? All’indomani del crollo del Ponte Morandi a Genova, questa è la domanda nella mente di tutti. Naturalmente, potremmo obiettare che disastri del genere sono eccezionali e persino credere che possano essere tipici dell’Italia – un paese in cui i progetti infrastrutturali sono spesso terreno fertile per la corruzione. Ma prenderemmo solo in giro noi stessi.

Nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti, ponti, strade e ferrovie costruiti negli anni ‘50 e ‘60 durante la ricostruzione postbellica e il boom economico sono ormai vecchi, obsoleti e iperusati. Le economie sviluppate hanno una strategia a lungo termine per gestire le proprie infrastrutture fondamentali? I rischi vengono correttamente valutati e mitigati? Quali sono i compromessi tra il mantenimento e la sostituzione dell’infrastruttura che si avvicina alla fine della sua vita? E come possono i cittadini influenzare il dibattito pubblico su chi dovrebbe pagare per le infrastrutture e dove dovrebbero essere costruite?

L’Italia e altre economie avanzate hanno bisogno di politiche che integrino in modo strategico e sostenibile i piani infrastrutturali che governi locali e centrali hanno prodotto nel corso degli anni. Devono valutare risorse e beni che saranno richiesti nei prossimi anni. E dovrebbero evidenziare il valore sociale delle infrastrutture essenziali, invece che solo i loro ritorni finanziari immediati.

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