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Rendimenti Decrescenti della Trasparenza

PARIGI – Il tema della trasparenza è stato centrale nelle elezioni presidenziali del 2017. Anche prima che François Fillon del partito conservatore Les Républicains venisse denunciato per aver pagato sua moglie con fondi pubblici per attività non effettuate, il vincitore finale, Emmanuel Macron, aveva reso la trasparenza una questione nodale della sua campagna.

È dunque un’ironia che quattro dei 15 membri del governo Macron inizialmente selezionati – tra cui uno dei consiglieri più stretti del presidente – siano stati costretti a dimettersi dopo le segnalazioni di presunte violazioni o abusi di fondi pubblici, anche prima di qualsiasi sentenza giudiziaria. È stato costretto a dimettersi anche un membro appena nominato del Consiglio Costituzionale di Francia, dopo le notizie secondo le quali egli avrebbe impiegato sua figlia in un lavoro fittizio durante il suo mandato al Senato.

I media francesi hanno continuato ad indagare su altri potenziali scandali. Ma, per il momento, la recente serie di incidenti sembra finita. In accordo con le promesse della sua campagna, Macron ha convertito in legge nuovi regolamenti di etica pubblica. Secondo la “Legge per Ristabilire la Fiducia nell’Azione Pubblica”, i funzionari pubblici si trovano ad affrontare una serie di nuove restrizioni. Non possono più impiegare familiari nel proprio staff. Sono stati privati delle indennità forfetarie per compensi professionali. Inoltre è stato loro precluso l’utilizzo di un “fondo di riserva parlamentare” per il finanziamento di iniziative locali.

Ovviamente, la legge sull’etica di Macron non è la prima nel suo genere. Nel 1988, si sono adottate nuove regole di trasparenza in risposta ad una serie di scandali politici dell’anno precedente. Le riforme del 1988 hanno istituito il sistema francese di finanziamento pubblico dei partiti politici, richiedendo a tutti gli eletti all’Assemblea Nazionale di fornire una completa informativa finanziaria ad una commissione di nuova formazione.

Successivamente, nel 2013, dopo che si è scoperto che un ministro di alto livello aveva occultato fondi in un conto bancario d’oltremare, è stata emanata un’altra legge sull’etica, richiedente ai membri del governo di dichiarare pubblicamente i loro investimenti e beni. Una nuova Alta Autorità per la Trasparenza della Vita Pubblica è stata dotata di ampi poteri per la revisione e la pubblicazione delle dichiarazioni dei funzionari pubblici, l’emissione di regolamenti riguardo a “cattiva condotta” e conflitti di interessi, e l’invio delle violazioni all’ufficio del procuratore generale.

Nel 2017, per la prima volta, l’Alta Autorità ha pubblicato sul suo sito web tutte le dichiarazioni dei beni dei candidati presidenziali. Ma, cosa più importante, ha posticipato di un giorno la nomina del nuovo governo in modo da poter controllare i candidati ministeriali in arrivo. Eppure questo processo ha comunque in qualche modo “sdoganato” i quattro ministri che hanno dovuto dimettersi subito dopo l’incarico.

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Ovviamente, tali controlli esistono nella maggior parte dei paesi democratici, e non meno negli Stati Uniti, dove il Senato esegue verifiche ordinarie sulla maggior parte delle nomine presidenziali. Inoltre, negli ultimi decenni, in molti paesi occidentali si sono registrati progressi significativi verso il miglioramento della trasparenza governativa ed istituzionale, la garanzia di offerte competitive per appalti pubblici, e così via. È generalmente riconosciuto che i cittadini democratici hanno il diritto di accedere ai documenti governativi ed amministrativi, e di venire informati delle ragioni sottostanti le decisioni che li riguardano. Queste norme sono conformi al principio della buona governance che figura nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

In Francia, l’esempio più recente di questo passaggio verso una maggiore trasparenza riguarda Brigitte Macron. Dopo il grande clamore per la possibilità che ella acquisisse lo status giuridico di “First Lady” francese, l’amministrazione Macron ha pubblicato sul sito web dell’Eliseo una “Carta della Trasparenza Riguardante la Moglie del Capo dello Stato”, che conferma che non riceverà alcun compenso o un suo proprio budget. Non è stato un caso che questo documento includesse la parola magica: trasparenza.

Precedentemente, sono stati adottati altri passi per il rafforzamento della trasparenza nella vita pubblica: l’emanazione di nuove regole anticorruzione, l’eliminazione del clientelismo negli appalti pubblici o nel pubblico impiego, e la realizzazione di una maggiore apertura al pubblico dei dibattiti in corso. Questi sforzi, si spera, accresceranno la fiducia del pubblico nelle istituzioni francesi.

Eppure i sondaggi non mostrano niente di simile. Al contrario, il pubblico francese continua a richiedere addirittura maggiore responsabilità da parte dei detentori del potere. Una delle ragioni è che i media digitali emergenti, e la corsa allo scoop tra le agenzie di informazione, i giornalisti investigativi, e le ONG sempre più attive, forniscono un flusso continuo di motivi di sfiducia. Più in generale, i cittadini che lottano per arrivare alla fine del mese sono sempre più risentiti e sospettosi nei confronti di coloro che considerano dei privilegiati, le elite facoltose – in particolare i politici.

Allo stesso tempo, le verifiche fiscali automatiche ed i requisiti relativi all’informazione patrimoniale, in atto dal 2016, sono stati ampliati per applicarsi ad un maggior numero di dipendenti pubblici; e la definizione di “conflitto di interessi” è stata estesa ulteriormente. Queste forme di pubblico sospetto non fanno presagire un clima politico sano.

Di certo, i requisiti di trasparenza più severi hanno migliorato le pratiche democratiche in molti paesi occidentali negli ultimi decenni. Ma la difesa della privacy personale è ancora un obiettivo valido ed è essenziale il mantenimento della segretezza in alcuni settori, quali sicurezza nazionale, diplomazia e diritti umani.

La realizzazione di un equilibrio tra gli imperativi contrastanti di trasparenza e privacy non sarà mai facile, soprattutto quando il paesaggio politico inclina verso una sempre maggiore responsabilità. Ma in tutte le democrazie i decisori hanno il compito cruciale, sebbene ingrato, di fare proprio questo.

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