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Le argomentazioni a favore del contante

CAMBRIDGE – Il mondo è invaso da valute cartacee, con le grandi banche centrali nazionali che producono denaro per svariate centinaia di miliardi di dollari ogni anno, soprattutto banconote di grosso taglio come quelle da 100 dollari, che rappresentano quasi l’80% dell’impressionante disponibilità di contante pro capite degli Usa pari a 4.200 dollari. La banconota da 10.000 yen (circa 100 dollari) rappresenta all’incirca il 90% della valuta del Giappone, dove la liquidità pro capite corrisponde quasi 7.000 dollari. E come sostengo da due decenni, tutti questi contanti stanno agevolando la crescita soprattutto del mercato nero e non dell’economia legale.

Non sto dicendo che sarebbe meglio una società senza contanti, perché non sarebbe né fattibile né auspicabile a breve. Ma una società con meno contanti sarebbe un luogo più equo e più sicuro.

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Con l’aumento delle carte di debito, dei trasferimenti elettronici e dei pagamenti tramite telefonia mobile, l’uso dei contanti registra da tempo un calo nell’economia legale, soprattutto per le transazioni di medie e grandi dimensioni. Secondo le indagini condotte dalle banche centrali solo una piccola percentuale di banconote di grosso taglio vengono conservate e utilizzate dalla gente comune o dalle aziende.

I contanti facilitano la criminalità perché sono anonimi, e i grossi tagli in particolare sono un problema perché semplici da trasportare e occultare. Un milione di dollari in banconote da 100 ci sta in una valigetta, un milione di dollari in pezzi da 500 euro (ciascuno pari a 565 dollari) ci sta in un portafoglio.

Certo, ci sono una miriade di modi per corrompere i funzionari, commettere crimini finanziari ed evadere le tasse senza valuta cartacea. Ma implicano costi di transazione molto elevati (ad esempio, diamanti grezzi) o il rischio di essere scoperti (ad esempio con i bonifici o i pagamenti con carta di credito).

Sì, le nuove criptovalute come Bitcoin non sono completamente invulnerabili alla tracciabilità, ma almeno in parte lo sono. Il loro valore fluttua drasticamente e i governi dispongono di molti strumenti con cui poterne limitare l’uso, ad esempio evitando che vengano messe a disposizione presso banche e negozi. I contanti sono unici per la loro liquidità e per il fatto di essere accettati quasi a livello universale.

I costi dell’evasione fiscale da soli sono sconvolgenti, forse 700 miliardi di dollari l’anno negli Stati Uniti (comprese tasse federali, statali e locali), e ancora di più nell’Europa ad elevato carico fiscale. La criminalità e la corruzione, seppur difficili da quantificare, quasi certamente generano costi ben più alti. Pensiamo non solo alle droghe illegali e al racket, ma anche al traffico di esseri umani, al terrorismo e all’estorsione.

Inoltre, i pagamenti in contanti da parte dei datori di lavoro verso lavoratori senza documenti sono il motore principale dell’immigrazione illegale. Ridurre l’uso di contanti è un modo più umano di limitare l’immigrazione che non costruire recinzioni in filo spinato.

Se i governi non fossero così entusiasti per i profitti che realizzano stampando valuta cartacea, potrebbero finalmente rendersi conto dei costi. Ultimamente qualcosa si è smosso. La Banca centrale europea ha recentemente annunciato che ritirerà la sua mega-banconota da 500 euro. Tuttavia, questo cambiamento atteso da tempo è stato attuato contro le notevoli resistenze di Germania e Austria, due paesi amanti dei contanti. Eppure anche nel Nord Europa risulta che le disponibilità di valuta pro capite sono ancora piuttosto modeste rispetto alla massica fornitura dell’eurozona nel suo insieme (oltre 3.000 euro pro capite).

I governi del Sud Europa, che intendono disperatamente aumentare il gettito fiscale, stanno prendono in mano la situazione, anche se non controllano l’emissione di banconote. Ad esempio, Grecia e Italia tentano di scoraggiare l’uso di contanti mettendo un limite agli acquisti in contanti nei negozi (rispettivamente a 1.500 e 1.000 euro).

Ovviamente, i contanti restano importanti per le piccole transazioni di tutti i giorni e per la tutela della privacy. I banchieri centrali del Nord Europa che sono a favore dello status quo, come sostiene una famosa citazione del romanziere russo Fedor Dostoevskij: “Il contante è la moneta della libertà”. Ovviamente, Dostoevskij faceva riferimento alla vita in una prigione zarista di metà Ottocento, e non a un moderno stato liberale. Tuttavia, gli europei del Nord hanno ragione in merito. La domanda è se l’attuale sistema abbia il giusto equilibrio. Ritengo che chiaramente non ce l’abbia.

Un piano per proteggere la valuta cartacea dovrebbe essere guidato da tre principi. Il primo: è importante consentire ai comuni cittadini di continuare a utilizzare i contanti per comodità e per effettuare acquisti anonimi di volume ragionevole, cercando al contempo di indebolire i modelli di business di coloro che compiono ampie e ripetute transazioni anonime all’ingrosso. Il secondo: qualsiasi piano dovrebbe procedere gradualmente (nell’arco di uno o due decenni), per consentire adattamenti e correzioni a metà corsa nel momento in cui sorgono problemi inaspettati. E il terzo: le riforme devono essere sensibili alle necessità delle famiglie a basso reddito, soprattutto a quelle che non possiedono un conto in banca.

Nel mio nuovo libro, The Curse of Cash, propongo un piano che prevede una riduzione molto graduale delle banconote di grosso taglio, lasciando le piccole (da 10 dollari e meno) in circolazione a tempo indeterminato. Il piano prevede l’inclusione finanziaria offrendo alle famiglie a basso reddito conti di debito gratis, che potrebbero anche essere utilizzati per consentire ai governi di trasferire i pagamenti. Quest’ultimo step è già stato intrapreso da alcuni paesi, quali Danimarca e Svezia.

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Ridimensionare la valuta cartacea difficilmente porrà fine alla criminalità e all’evasione fiscale; ma spingerebbe il mercato nero a impiegare strumenti di pagamento meno liquidi e più rischiosi. I contanti possono sembrare una cosa piccola, di poco conto nel mondo finanziario altamente tecnologico di oggi, ma i benefici del ridimensionamento delle banconote sono di gran lunga maggiore di quanto si possa pensare.

Traduzione di Simona Polverino