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Il Covid-19 e l'ascesa del capitalismo digitale

PARIGI – Lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha improvvisamente instillato nelle società la paura del contatto diretto tra le persone. Ristoranti, bar, sale concerto e altri servizi culturali essenziali per una civiltà urbana fiorente sono rimasti chiusi, in alcuni paesi per oltre un anno, allo scopo di proteggere le persone dal rischio d’infezione ed evitare di sovraccaricare i sistemi sanitari. La vita sociale si è ripiegata sul nucleo familiare, ed è cresciuto il carico di stress e di frustrazione.   

Durante il confinamento imposto da vari governi, le aziende hanno adottato misure per consentire alle persone di lavorare facilmente a distanza, acquistare beni senza doversi recare in un negozio fisico e svagarsi senza avventurarsi all’esterno. I grandi trionfatori di questa situazione sono state aziende quali Amazon, Apple e Netflix, il cui valore di mercato è aumentato vertiginosamente durante la crisi.

Guarda caso, questa forma di capitalismo cosiddetto digitale si fonda proprio sulla riduzione delle interazioni fisiche e sul dispensare dalla necessità di incontrarsi di persona. Il Covid-19 ha reso virtuali molte attività; per fare un esempio, adesso le consultazioni mediche si svolgono spesso online. La pandemia ha perciò consentito ai principali operatori dei settori digitali di condurre un esperimento su vasta scala che riguarda l’assimilazione del mondo fisico da parte di quello virtuale.

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