CAMBRIDGE – Oggi la crisi della democrazia liberale viene apertamente denunciata. La presidenza di Donald Trump, il voto sulla Brexit nel Regno Unito e l’ascesa elettorale di altre forze populiste in Europa hanno evidenziato la minaccia rappresentata dalla “democrazia illiberale” – una sorta di politica autoritaria caratterizzata da elezioni popolari, ma anche da poco rispetto per lo Stato di diritto e le minoranze.
Pochi analisti però hanno notato che la democrazia illiberale – o il populismo – non è l’unica minaccia politica. La democrazia liberale viene anche compromessa dalla tendenza ad enfatizzare il termine “liberale” a spese del termine “democrazia”. In questo tipo di politica, i governanti sono preservati dalla responsabilità democratica da una serie di restrizioni che limitano il ventaglio di politiche che essi possono offrire. Organismi burocratici, autorità di controllo autonome, e tribunali indipendenti stabiliscono le politiche, oppure esse sono imposte dall’esterno dalle regole dell’economia globale.
Nel suo nuovo e importante libro The People vs. Democracy, il teorico politico Yascha Mounk chiama questo tipo di regime – in perfetta simmetria con la democrazia illiberale – “liberalismo antidemocratico”. Egli osserva che i nostri regimi politici hanno da tempo smesso di funzionare come democrazie liberali e assomigliano sempre più, appunto, al liberalismo antidemocratico.
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