Il debito e il declino dell’America

MILANO – Viste le grandi difficoltà degli italiani, e di altri europei, a gestire il debito pubblico e privato, potrebbe sembrare poco modesto da parte di un europeo discutere i problemi del grave debito statunitense in costante aumento. Tuttavia, le realtà fiscali di entrambe le sponde dell’Atlantico sono, oggigiorno, molto simili, e solo una fiducia duratura nella promessa americana mantiene viva l’aspettativa europea secondo cui un grande colpo di scena americano risolverà la grave situazione di debito del paese.

Ovviamente, gran parte degli americani riconoscono l’entità del peso del loro debito. L’Ammiraglio Mike Mullen, Presidente dei Comandi Congiunti del Personale e, di conseguenza, il più alto funzionario militare in grado, ha affermato recentemente che “il pericolo più grande per la sicurezza americana deriva dal debito pubblico”. Quattro americani su dieci sono d’accordo con lui, mentre meno di tre su dieci considerano il terrorismo e l’Iran più pericolosi.

Lo status di grande potenza dell’America è sempre dipeso dal suo livello di debito. E’ stato infatti grazie all’assenza di debito pubblico che gli Stati Uniti hanno ottenuto e mantenuto il titolo di potenza mondiale tra il 1914 ed il 1917. Gli Stati Uniti sono passati da un debito di 3 milioni di dollari (gran parte del quale nei confronti della Gran Bretagna) ad un credito netto di una cifra simile, grazie ai 6 milioni di dollari dei crediti di guerra concessi agli alleati occidentali. Altri 3 milioni di dollari di credito per la ricostruzione europea nel dopoguerra hanno consolidato il suo status di primo paese creditore a livello mondiale, con un surplus pari all’8% del PIL.

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