Trump in shadow Darren McCollester/Stringer

Il nuovo disordine mondiale di Trump

LONDRA – E questa è la fine della storia. 27 anni fa cadeva il muro di Berlino che aveva proclamato il collasso del comunismo in Europa, lo stesso giorno l’elezione di Donald Trump a presidente americano che mette in pericolo l’ordine internazionale liberale che i suoi predecessori più saggi e di ampie vedute avevano forgiato.

L’agenda di Trump, dell’“America First” e dell’“anti-globalismo”, minaccia le guerre commerciali protezionistiche, uno “scontro di civiltà” a livello mondiale, la pace in Europa e nell’Est asiatico e altra violenza nel Medio Oriente. Le sue visioni nativiste e autoritarie compromettono altresì i valori condivisi, la fiducia nella democrazia liberale e il presupposto di una benigna egemonia americana su cui dipende il sistema internazionale basato sulle regole. Già in relativo declino, gli Stati Uniti sono ora pronti per una rabbiosa ritirata dal mondo.

Gli ottimisti sperano che Trump non intendesse quanto dichiarato durante la campagna elettorale; che si circonderà di consiglieri internazionalisti stagionali; e che i suoi istinti più selvaggi saranno moderati da controlli e correttivi del sistema politico americano. Speriamo. Ma nulla del suo temperamento suggerisce tanto. E con i repubblicani che detengono il controllo sul Senato e sulla Camera dei Rappresentanti, Trump potrà agire più liberamente di quanto non abbiamo mai fatto i suoi predecessori. Ciò vale soprattutto in politica commerciale ed estera, dove i presidenti americani godono di una maggiore discrezione – e dove i danni che potrebbe arrecare sono potenzialmente ingenti e perduranti.

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