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La farsa del libero commercio transpacifico

NEW YORK – Mentre i negoziatori e i ministri provenienti dagli Stati Uniti e dagli altri 11 paesi del Pacific Rim si incontrano ad Atlanta per definire i dettagli del totalmente nuovo Partenariato Trans-Pacifico (TPP), si rende necessaria un’attenta analisi. L’accordo più importante della storia sul commercio e gli investimenti non è quello che sembra.

Si sentirà parlare molto dell’importanza del Tpp per il “libero commercio”. La realtà è che si tratta di un accordo che punta a gestire le relazioni di investimento e di commercio dei suoi membri – e a farlo per conto delle più potenti lobby di ciascun paese. Badate bene: è evidente, considerando le principali questioni sulle quali i negoziatori stanno ancora contrattando, che il Tpp non riguarda il “libero” commercio.

La Nuova Zelanda ha minacciato di abbandonare l’accordo per il modo in cui il Canada e gli Stati Uniti gestiscono il commercio dei latticini. L’Australia non è soddisfatta di come gli Usa e il Messico controllano il commercio dello zucchero. E gli Stati Uniti non sono contenti di come il Giappone gestisce il commercio del riso. Questi settori sono sostenuti da blocchi elettorali di un certo rilievo nei loro rispettivi paesi. Ed essi rappresentano solo la punta dell’iceberg in riferimento al programma del Tpp che in realtà va contro il libero commercio.

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