5

Le regole del capitale globale

CAMBRIDGE – E’ ufficiale. Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato il controllo sui capitali legittimando l’utilizzo delle imposte e di altre misure di restrizione sui flussi finanziari transnazionali.  

Poco tempo fa, l’FMI aveva spinto i paesi, ricchi e  poveri, ad aprirsi ai finanziamenti stranieri. Ora ha riconosciuto la realtà dei fatti, ovvero che la globalizzazione finanziaria può essere distruttiva e indurre a crisi finanziarie e a movimenti valutari economicamente sfavorevoli.

Quindi eccoci di fronte all’ennesima svolta nell’infinita saga della relazione di odio e amore con il controllo dei capitali.

Con il sistema dello standard, prevalente fino al 1914, la mobilità del capital libero era sacrosanta. Tuttavia, la turbolenza del periodo tra le due guerre convinse molti (e notoriamente anche John Manyard Keynes) del fatto che un conto capitale aperto fosse incompatibile con la stabilità macroeconomica. Il nuovo consenso venne rispecchiato nell’accordo di Bretton Woods del 1944 che comprendeva il controllo del capitale negli articoli sull’accordo dell’FMI. Come disse Keynes al tempo, “ciò che veniva considerata un’eresia è ora diventata ortodossia”.