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La corsa del petrolio

IRVING, TEXAS – Non è passato molto tempo dall’incontro avvenuto a Vienna tra i membri dell’Opec, dove i sauditi non sono riusciti a imporsi. I livelli di produzione dell’Opec sono quindi rimasti invariati e i paesi membri hanno fissato le proprie quote di output. È tuttavia prematuro parlare di una spaccatura all’interno dell’Opec. Dopotutto, è sopravvissuto a grandi guerre, a numerose dispute diplomatiche e a due notevoli collassi del mercato. Il segreto della sua sopravvivenza risiede proprio nella sua debolezza e non nella sua forza.

Frizioni a parte, l’Opec è stato e sarà sempre poco rilevante per le forze di mercato. L’Opec non ha mai avuto potere di mercato, ma l’Arabia Saudita sì, e il potere dei sauditi è sempre stato, erroneamente, attribuito all’Opec.

I sauditi non hanno gradito il recente vertice. E hanno deciso di cavarsela da soli. Ce l’hanno fatta? La risposta è no. La recente manovra attuata dall’Agenzia internazionale dell’energia dei 28 paesi membri, che prevede di accedere alle riserve strategiche per compensare le carenze di petrolio, ne è la dimostrazione.

Il mercato globale del petrolio è diventato un enorme mare in grado di generare tempeste che garantiscono allo stesso mare una continua crescita. Sulla base dei fatti recenti, si possono identificare quattro fattori che continueranno a spingere al rialzo i prezzi del petrolio a meno che un forte scossone non metta in ginocchio il mercato.