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L'Eurozona nel giorno del Giudizio

MONACO (Germania) – L'Europa e il mondo intero attendono con trepidazione la data del 12 settembre prossimo, giorno in cui la Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà in merito al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), organismo preposto a sostituire l'attuale fondo di emergenza dell'Eurozona, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF). La Corte dovrà stabilire se la legislazione relativa alla creazione del MES violi di fatto la Grundgesetz, ovvero la Legge Fondamentale, come sostenuto dal querelante tedesco. Se la Corte si pronuncerà in favore della parte lesa, dovrà chiedere al Presidente della Germania di non sottoscrivere l'accordo sul MES, già ratificato dal Bundestag, il parlamento tedesco.

L'esito della decisione sta tenendo tutti con il fiato sospeso. Sul fronte degli investitori c'è il timore che, nel caso di un verdetto contrario al MES, sarebbero loro a doversi fare carico delle perdite derivanti dagli investimenti sbagliati. D'altro canto, i contribuenti e i pensionati dei Paesi ancora stabili temono che la Corte possa spianare la strada a una socializzazione del debito dell'Eurozona, che li costringerebbe ad accollarsi l'onere delle perdite provocate da quegli stessi investitori.

Il drappello dei querelanti è rappresentativo del panorama politico tedesco, e comprende il partito della sinistra, il parlamentare Peter Gauweiler dell'Unione Cristiano Sociale ed Herta Däubler-Gmelin, ministro della giustizia nel precedente governo socialdemocratico di Gerhard Schröder, che ha raccolto decine di migliaia di firme a sostegno delle sue tesi. C'è anche un gruppo di docenti di economia e giurisprudenza in pensione, e un altro di "comuni" cittadini, i cui reclami sono stati selezionati come esempio dalla Corte.

I querelanti hanno sollevato numerose obiezioni al MES, prima fra tutte la violazione della clausola "no bail-out" (Articolo 125) del Trattato di Maastricht. All'epoca del trattato, la Germania accettò di rinunciare al marco tedesco a patto di escludere il rischio che la nuova area monetaria conducesse alla socializzazione diretta o indiretta del debito degli Stati membri, escludendo così ogni forma di aiuto finanziario con fondi UE a Stati in crisi. Di fatto, la nuova moneta era stata concepita come unità di conto per scambi economici, priva di qualunque implicazione legata alla ricchezza.