Riforma greca: promessa o minaccia?

PRINCETON – Il nuovo governo greco, guidato dal partito anti-austerità Syriza, presenta all’Eurozona una sfida che non ha ancora dovuto affrontare: trattare con autorità nazionali che non condividono la tradizionale corrente europea. Syriza è per molti versi un partito radicale, e le sue visioni di politica economica sono spesso considerate di estrema sinistra; ma la posizione del partito su debito e austerity è sostenuta da molti economisti della corrente principale in Europa e America. Allora cosa rende Syriza distante?

Tutti i negoziati tra debitori e creditori implicano bluff e infuriate in qualche modo. Ma l’anticonformista ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, ha coraggiosamente portato il caso ai media e al pubblico in un modo che non lascia dubbi circa la sua volontà di giocare duramente.

Ci si potrebbe aspettare che l’obiettivo dei negoziati tra i greci e la “troika” (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) sia principalmente quello di raggiungere un accordo sugli aspetti finanziari della situazione. Ma sarebbe un’illusione. I tedeschi, insieme ai Paesi creditori più piccoli, sono animati da una cieca ostilità verso qualsiasi tipo di ammorbidimento dell’austerità e restano fermi sulla necessità di una “riforma strutturale” come condizione per nuovi flussi di finanziamento. Pensano che offrire condizioni più favorevoli sarebbe controproducente a livello economico, anche perché darebbe ai greci l’opportunità di ritornare ai disastrosi vecchi tempi.

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