African Village_Carsten ten Brink_Flickr Carsten ten Brink/Flickr

Perché conta Jeffrey Sachs

SEATTLE – Bono chiama Jeffrey Sachs “la ruota cigolante che romba”. Per me Sachs è il Bono Vox dell’economia: un uomo dalla straordinaria intelligenza, passione e forza di persuasione che si mette a disposizione dei più poveri del pianeta. Non mi ha sorpreso quindi che una giornalista abbia trovato Sachs un personaggio di grande interesse per un libro – e un buon modo per attirare i lettori verso il terreno sostanzialmente arido dello sviluppo internazionale.

In The Idealist, la scrittrice di Vanity Fair Nina Munk dipinge un ritratto pieno di sfumature di Sachs e del suo Millennium Villages Project (MVP) – un progetto da 120 milioni di dollari che ha l’obiettivo di mostrare al mondo che è possibile trascinare i villaggi africani fuori dalla povertà con una massiccia infusione di aiuti mirati. Sarebbe stato semplice, e forse più commercializzabile, se Munk avesse dipinto una caricatura, accentuando eccessivamente le qualità negative di Sachs a scapito dei suo grandi pregi. Ma non l’ha fatto.

Munk ha passato sei anni a fare ricerche per il libro, imparando a conoscere bene Sachs e vivendo per periodi prolungati in due dei 15 Millennium Villages. Apprezza chiaramente l’importanza e le difficoltà di ciò che stanno tentando di fare Sachs e il suo team.

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