L’America abbraccia la discriminazione commerciale

NEW YORK – Gli economisti sono generalmente concordi sui vantaggi del libero scambio. Ma la non discriminazione negli scambi commerciali è un argomento altrettanto convincente. Pertanto, una buona politica commerciale dovrebbe sostenere la liberalizzazione multilaterale come il Doha Round, invece di favorire accordi commerciali preferenziali come le aree di libero scambio, nonché garantire che qualsiasi tentazione protezionistica non degeneri in pratiche commerciali discriminatorie.

L’ultimo summit del G20 svoltosi in Canada è stato deludente sul primo fronte. Su insistenza degli Stati Uniti, le precedenti dichiarazioni da parte del G20 in merito a una data certa per concludere il Doha Round sono finite nel nulla. E invece, girando involontariamente il dito nella piaga, il Presidente Barack Obama ha annunciato di voler portare a termine l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Corea del Sud.

Sul secondo fronte, ultimamente girano angoscianti report secondo cui il dipartimento del Commercio Usa starebbe cercando un modo per rafforzare l’applicazione delle misure antidumping, che sono generalmente riconosciute come una forma di protezionismo discriminatorio rivolto in modo selettivo alle maggiori nazioni e società esportatrici. Altrettanto angosciante è la decisione di Obama del 13 agosto di firmare un disegno di legge, approvato in una rara sessione speciale del Senato, che prevede un rincaro delle tasse sui visti di lavoro temporaneo H-1B e L-1, così da finanziare un rafforzamento dell’apparato di sicurezza lungo il confine.

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