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Una rete di soluzioni globali

NEW YORK – I grandi cambiamenti sociali avvengono in diversi modi. Le novità tecnologiche (il motore a vapore, il computer, Internet) possono avere un ruolo importante. Figure idealiste come Mahatma Gandhi, Martin Luther King Jr. e Nelson Mandela possono essere fonte di ispirazione per rivendicare giustizia, mentre i leader politici possono arrivare a guidare ampi movimenti di riforma come nel caso di Franklin Roosevelt e il New Deal.

La nostra generazione deve sollecitare al più presto una nuova era di grande cambiamento sociale. Ma questa volta bisogna agire per salvare il pianeta da una catastrofe ambientale indotta dall’uomo.

 1972 Hoover Dam

Trump and the End of the West?

As the US president-elect fills his administration, the direction of American policy is coming into focus. Project Syndicate contributors interpret what’s on the horizon.

Tutti noi percepiamo questa sfida quasi ogni giorno. Ondate di caldo, siccità, alluvioni, incendi boschivi, lo scioglimento dei ghiacciai, l’inquinamento dei fiumi e tempeste estreme colpiscono il pianeta con una frequenza sempre maggiore a causa delle attività umane. La nostra economia globale, pari a 70 trilioni di dollari su base annuale, sta esercitando una pressione senza precedenti sull’ambiente naturale. Abbiamo bisogno di nuove tecnologie, di nuovi comportamenti e di una nuova etica, con il sostegno di prove solide, per conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon sta affrontando una sfida senza precedenti dall’alto della sua posizione che si trova all’incrocio tra la politica globale e la società. A livello politico l’ONU è infatti la sede di incontro di 193 paesi membri per la negoziazione e l’istituzione della legislazione internazionale, come nel caso dell’importante trattato sul cambiamento climatico adottato in seno al vertice della terra di Rio nel 1992. A livello della società globale l’ONU rappresenta invece la cittadinanza mondiale: “we, the people” come sancisce la stessa Carta dell’ONU. A livello sociale l’ONU rappresenta poi i diritti e le responsabilità di tutti noi, comprese le generazioni future.

Negli ultimi vent’anni i governi non sono riusciti a individuare delle soluzioni efficaci contro le minacce ambientali, mentre i politici, da parte loro, non stati in grado di implementare adeguatamente i trattati adottati in seno al vertice della terra del 1992. Ban Ki-moon sa che un’azione di governo solida continua ad essere essenziale, ma riconosce anche che la società civile debba svolgere un ruolo più ampio, soprattutto in quanto troppi governi e troppe figure politiche continuano ad essere strettamente legate ad interessi personali, mentre troppo pochi politici riescono a considerare un orizzonte temporale che vada oltre le elezioni successive.

Al fine di responsabilizzare la società globale e spingerla ad agire, il Segretario Generale dell’ONU ha lanciato una nuova coraggiosa iniziativa a livello globale alla quale ho il piacere di aderire. Il  Sustainable Development Solutions Network rappresenta un enorme sforzo di mobilitazione della conoscenza globale finalizzato a salvare il pianeta. L’idea è quella di utilizzare le reti globali di conoscenza e azione per individuare e dimostrare l’efficacia di nuovi approcci all’avanguardia al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile a livello mondiale. La rete sosterrà e opererà in collaborazione con i governi, le agenzie ONU, le organizzazioni della società civile ed il settore privato.

L’umanità deve apprendere delle nuove modalità per produrre e utilizzare energia a basso tenore di carbonio, per coltivare i prodotti alimentari in modo sostenibile, per costruire città più vivibili e per gestire la collettività globale degli oceani, la biodiversità e l’atmosfera. Ma il tempo sta per scadere.

Le mega città di oggi, ad esempio, devono già affrontare delle ondate di calore pericolose, l’aumento del livello del mare, temporali più estremi, una congestione spaventosa e l’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Le regioni agricole devono diventare più resistenti per affrontare un mutamento climatico sempre più intenso. E se una regione in una parte del mondo dovesse riuscire a individuare un modo migliore per gestire il trasporto, i bisogni energetici, le scorte di acqua e cibo, questi risultati dovrebbero entrare a far parte della conoscenza globale di base in tempi rapidi permettendo anche ad altre regioni di trarne beneficio.

In questa nuova rete di conoscenza dell’ONU, le università hanno un ruolo particolare. Proprio 150 anni fa, nel 1862, Abraham Lincoln creò le università land-grant in America per aiutare le comunità locali a migliorare l’agricoltura e la qualità della vita attraverso la scienza. Oggi, abbiamo bisogno di università in tutte le parti del mondo per aiutare le varie società ad affrontare le sfide rappresentate dalla riduzione della povertà, dall’energia pulita, dalle scorte di prodotti alimentari sostenibili, e molte altre. Collegandosi e mettendo i loro curricula online, le università del mondo potrebbero diventare ancor più efficaci nella scoperta e nella promozione di soluzioni scientifiche a problemi complessi.

Anche il settore aziendale mondiale, che ha assunto attualmente due prospettive diverse, ha un ruolo importante nello sviluppo sostenibile. Da un lato è il depositario di tecnologie sostenibili avanzate, di una ricerca e sviluppo all’avanguardia, del management di prima classe e della leadership nella sostenibilità ambientale. Ma, allo stesso tempo, spinge con insistenza per vanificare la regolamentazione ambientale, ridurre le imposte aziendali ed evitare le proprie responsabilità nei confronti della distruzione ecologica. A volte le stesse aziende agiscono su entrambi i lati della barricata.

Le aziende lungimiranti devono necessariamente entrare a far parte del Sustainable Development Solutions Network poiché si trovano in una posizione unica per trasferire le nuove idee e tecnologie in una prima fase dei progetti dimostrativi accelerando in tal modo il ciclo dell’apprendimento globale. Allo stesso modo, è necessario che un gruppo critico di leader aziendali spingano le loro controparti ad abbandonare il lobbying contro l’ambiente e a smettere di finanziare pratiche che giustificano l’inazione dei governi.

Lo sviluppo sostenibile è una sfida generazionale non un compito a breve termine. Il processo di produzione alternativa dell’energia, dei prodotti alimentari, del trasporto e di altri sistemi impiegherà decenni non anni. Ma la natura a lungo termine di questa sfida non deve indurci all’inazione. Dobbiamo iniziare adesso a reinventare i nostri sistemi produttivi proprio perché il percorso del cambiamento sarà lungo ed i pericoli ambientali sono già estremamente pressanti.

Durante la conferenza di Rio +20 lo scorso giugno, i governi mondiali hanno deciso di adottare una nuova serie di obiettivi sullo sviluppo sostenibile per il periodo successivo al 2015 al fine di ottimizzare il successo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nella riduzione della povertà, della fame e delle malattie. Nell’era post 2015, la lotta alla povertà e per la protezione dell’ambiente andranno di pari passo rinforzandosi a vicenda. Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha già avviato una serie di processi globali che aiutano a definire i nuovi obiettivi per il post 2015 in modo aperto, partecipativo e fondato sulla conoscenza.

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Il lancio del Sustainable Development Solutions Network da parte del Segretario Generale ha quindi un tempismo perfetto. Non solo il mondo adotterà una nuova serie di obiettivi mirati a raggiungere lo sviluppo sostenibile, ma avrà anche una nuova rete di esperti che aiuteranno a realizzare questi obiettivi fondamentali.

Traduzione di Marzia Pecorari