Dean Rohrer

Ecco perché l’Egitto dovrebbe preoccupare la Cina

BERKELEY – Per quanto la prospettiva sia decisamente allettante per qualsiasi economista, dare un’interpretazione strettamente economica degli eventi verificatisi in Tunisia ed Egitto sarebbe troppo semplicistico. Detto ciò, non c’è dubbio che le agitazioni in entrambi i paesi, ed in qualsiasi altro paese del mondo arabo, riflettono ampiamente il fallimento da parte dei governi nella distribuzione della ricchezza.

Il problema non è tanto dato dall’incapacità di crescita economica, infatti sia in Tunisia che in Egitto le autorità hanno rafforzato le politiche macroeconomiche spingendosi verso un’apertura dell’economia. Le loro riforme hanno prodotto risultati importanti tanto che la crescita annuale di Egitto e Tunisia ha mantenuto, a partire dal 1999, una media rispettivamente del 5,1% e del 4,6%. Non si tratta, evidentemente, di tassi di crescita simili a quelli della Cina, ma sono tuttavia paragonabili a quelli di paesi emergenti come il Brasile e l’Indonesia che sono ora sempre più considerate come esempi di successo economico.

Il problema è dato in realtà dal fatto che i benefici derivati dalla crescita non sono arrivati ai giovani insoddisfatti. Inoltre, nel Nord Africa e nei paesi del Medio Oriente la quota dei lavoratori al di sotto dei trent’anni è ben più elevata rispetto a qualsiasi altra parte del mondo, il che implica prospettive molto più limitate da un punto di vista economico e ben poche opportunità al di fuori del settore bancario e finanziario per i laureati. Chiunque sia stato nella regione avrà sicuramente avuto a che fare con guide turistiche di estrema educazione e con un elevato livello culturale.

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