L’ansia di riforma della Cina

PECHINO – Dal 2010 i circoli finanziari globali sono ossessionati dal rallentamento economico della Cina. Mentre il Paese ha da poco soddisfatto il target ufficiale del 7,5% per la crescita annua del Pil nel secondo trimestre di quest’anno – generando non poca ansia in tutto il mondo – il governo cinese sembra apparentemente calmo e non dà alcun indicazione in merito al progetto di lanciare un altro pacchetto di stimoli. I leader cinesi hanno davvero la situazione sotto controllo?

Di fatto, la posizione del governo cinese – sulla base della “Liconomia” del premier Li Keqiang, che dà priorità alla riforma strutturale rispetto a una rapida crescita del Pil – si rivelerà nel miglior interesse della Cina e del resto del mondo. I problemi strutturali della Cina – tra cui le restrizioni sulla mobilità del lavoro, un sistema finanziario rigido e carico di rischi e l’eccessivo ricorso agli investimenti statali – ne stanno minacciando la stabilità e lo sviluppo economico. Tenuto conto che il rapido tasso di crescita del Pil cinese resta notevole rispetto al resto del mondo, la necessità di dare enfasi alla riforma strutturale è chiara.

Malgrado le dichiarazioni ben intenzionate e i piccoli passi avanti, la nuova leadership cinese deve però stabilire ancora un concreto e ardito piano di riforma che sia in grado di risolvere i profondi problemi dell’economia cinese.

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