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Una medicina fiscale alternativa?

BRUXELLES – Dimenticate il precipizio fiscale, il vero problema è la montagna fiscale. Secondo il Fondo monetario internazionale, riportare il rapporto debito pubblico/Pil sotto il livello di guardia è un’impresa ardua per la maggior parte dei Paesi avanzati.

Molti governi europei, avendo intrapreso la strada del consolidamento fiscale mentre la loro economia era ancora debole, sono ora alle prese con le conseguenze della crescita. La stabilizzazione del debito sembra, pertanto, un bersaglio sempre più sfuggente.

Negli Stati Uniti, il consolidamento è soltanto all'inizio. Poiché adesso l’economia privata è più forte, esso può beneficiare di condizioni di crescita più favorevoli, ma l'entità dei tagli di bilancio necessari – pari a oltre dieci punti percentuali del Pil, secondo una stima del Fmi – è a dir poco spaventosa. In Giappone nulla è stato fatto finora, e l'entità dell’impegno richiesto supera ogni immaginazione.

I governi dei Paesi avanzati sono ancora ufficialmente impegnati ad accollarsi il peso dell'aggiustamento, ma quanti di essi saranno allo stremo prima ancora di aver completato l'attuazione del programma? Volenti o nolenti, alcuni possono far ricorso all'inflazione, a misure amministrative volte a bloccare i risparmi nazionali per finanziare lo Stato e a mantenere bassi i tassi delle obbligazioni (ciò che gli economisti chiamano “repressione finanziaria”), o alla ristrutturazione del debito a titolo definitivo.