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Il Re Ludd è “Ancora Morto

CAMBRIDGE – Sin dagli albori dell’era industriale, ricorre la paura che il cambiamento tecnologico generi disoccupazione di massa. Gli economisti neoclassici predissero che ciò non si sarebbe verificato, perché le persone avrebbero trovato altri lavori, anche se dopo un lungo periodo di adattamento doloroso. In linea di massima, la previsione si è rivelata corretta.

Duecento anni di innovazioni straordinarie fin dagli albori dell’era industriale hanno prodotto l’aumento del tenore di vita della gente comune in gran parte del mondo, senza alcuna tendenza ad un forte incremento della disoccupazione. Si, ci sono stati molti problemi, in particolare periodi di impressionanti disuguaglianze e di guerre sempre più terribili. A conti fatti, però, in gran parte del mondo, le persone vivono più a lungo, lavorano un numero di ore molto inferiore, e in generale conducono una vita più sana.

 1972 Hoover Dam

Trump and the End of the West?

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Ma non si può negare che al giorno d’oggi il cambiamento tecnologico ha avuto un’ accelerazione, che potrebbe portare a dislocazioni più radicali e profonde. In un articolo molto citato del 1983, il grande economista Wassily Leontief si preoccupava del fatto che il ritmo della moderna evoluzione tecnologica sia così veloce da far diventare molti lavoratori, incapaci di adeguarsi, semplicemente obsoleti, come i cavalli dopo l’avvento dell’automobile. Milioni di lavoratori sono forse destinati a diventare merce di scarto come una volta i cavalli destinati alle fabbriche di colla?

Poiché i salari asiatici aumentano, i dirigenti industriali stanno già cercando l’opportunità di sostituire gli impiegati con dei robot, anche in Cina. Dato che l’avvento degli smartphone a buon marcato alimenta il boom dell’accesso ad internet, gli acquisti online elimineranno un vasto numero di posti di lavoro nella vendita al dettaglio. Un calcolo approssimativo suggerisce che, in tutto il mondo, il cambiamento tecnologico potrebbe portare facilmente alla perdita di 5- 10 milioni di posti di lavoro ogni anno. Fortunatamente, fino ad ora, le economie di mercato si sono dimostrate incredibilmente flessibili nell’assorbire l’impatto di questi cambiamenti.

Un esempio particolare ma forse istruttivo proviene dal mondo degli scacchi professionisti. Negli anni settanta e negli anni ottanta, molti temevano che i giocatori sarebbero stati sorpassati se e quando i computer fossero stati in grado di giocare a scacchi meglio degli esseri umani. Alla fine, nel 1997, il computer dell’IBM Deep Blue sconfisse il campione del mondo Gary Kasparov in una partita lampo. Ben presto, i potenziali sponsor degli scacchi cominciarono a tirarsi indietro dal pagare milioni di dollari per ospitare partite di campionato tra esseri umani. Non è il computer il campione del mondo, chiedevano?

Oggi, i pochi giocatori al top ancora guadagnano molto bene, ma non il massimo. Allo stesso tempo, in termini reali (al netto dell’inflazione), i giocatori di secondo livello guadagnano molto meno da tornei ed esibizioni di quanto non facessero negli anni ‘70.

Nondimeno, è avvenuta una cosa curiosa: oggi più che mai, molte più persone si guadagnano da vivere come giocatori professionisti di scacchi. Grazie anche alla disponibilità di programmi per computer e partite online, c’è stato un piccolo boom dell’interesse per gli scacchi tra i giovani di molti paesi.

Molti genitori vedono gli scacchi come una valida alternativa ai video giochi senza cervello. Alcuni paesi, come l’Armenia e la Moldova, hanno effettivamente legiferato l’insegnamento degli scacchi nelle scuole. Di conseguenza, al giorno d’oggi, migliaia di giocatori guadagnano sorprendentemente bene insegnando gli scacchi ai bambini, mentre prima del Deep Blue, solo poche centinaia di giocatori potevano guadagnare come professionisti.

In molte città americane, per esempio, gli insegnanti di scacchi di buon livello guadagnano fino a 100- 150 dollari l’ora. Lo scacchista vagabondo disoccupato di ieri può portarsi a casa un reddito a sei cifre se lui -o lei- è disposto ad accettare abbastanza lavoro. In realtà, questo è un esempio dove la tecnologia può aver contribuito alla parificazione dei redditi. I giocatori di secondo livello, se sono dei bravi insegnati, spesso guadagnano quanto i migliori giocatori dei tornei – se non di più.

Naturalmente, i fattori che regolano il mercato dei redditi degli scacchi sono complessi, ed io ho semplificato molto la situazione. Ma il punto fondamentale è che il mercato ha un modo di trasformare posti di lavoro ed opportunità secondo traiettorie che nessuno può prevedere.

Il cambiamento tecnologico non presenta solo aspetti positivi, e le transizioni possono essere dolorose. Un operaio dell’auto disoccupato di Detroit può essere pienamente in grado di riqualificarsi per diventare un tecnico ospedaliero. Eppure, dopo aver svolto per anni il proprio lavoro con orgoglio, potrebbe essere molto riluttante ad effettuare il passaggio.

Conosco un Gran Maestro di scacchi che, 20 anni fa, si vantava del suo successo nel vincere soldi con i tornei. Giurava che non sarebbe mai finito ad insegnare ai bambini “la mossa del cavallo” (il riferimento è al cavaliere, chiamato anche cavallo). Ma ora fa esattamente questo, guadagnando di più con l’insegnamento “della mossa del cavallo” di quanto abbia mai fatto da giocatore di scacchi competitivo. Tuttavia, fa male essere mandati al macello.

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Naturalmente, questa volta il cambiamento tecnologico potrebbe essere diverso, e bisogna fare attenzione ad estrapolare l’esperienza degli ultimi due secoli per i prossimi due. Per prima cosa, con l’accelerazione della tecnologia l’umanità si troverà ad affrontare questioni economiche e morali più complesse. Eppure, anche se il cambiamento tecnologico accelera, niente lascia intendere un massiccio incremento della disoccupazione nei prossimi decenni.

Naturalmente, un certo aumento della disoccupazione come esito di un più rapido cambiamento tecnologico è certamente probabile, specialmente in posti come l’Europa, dove una pletora di rigidità inibisce aggiustamenti armoniosi. Per ora, comunque, gli alti livelli di disoccupazione degli ultimi anni possono essere attribuiti principalmente alla crisi finanziaria, e in ultima analisi dovrebbero ritirarsi verso i livelli di riferimento storici. Gli esseri umani non sono equini.