9

Lo stato di negazione della Federal Reserve

WASHINGTON, DC – La Federal Reserve degli Stati Uniti è una delle organizzazioni governative più potenti della storia mondiale. La banca centrale americana ha infatti il controllo sulle riserve del dollaro e al momento esercita una grande influenza sui tassi d’interesse per i prestiti sia a breve che a lungo termine. Inoltre, nonostante la Fed sia stata in parte responsabile dei fallimenti normativi che hanno portato al crollo dell’economia globale nel 2008-2009, la riforma successiva alla crisi le ha dato persino maggiore autorità e responsabilità nella supervisione del sistema finanziario.

Questo risultato è alquanto preoccupante in quanto i funzionari senior della Fed sembrano essere tornati al modus operandi precedente la crisi e trascurano quindi le preoccupazioni legate ai comportamenti pericolosi all’interno del settore finanziario, anche quando queste preoccupazioni vengono espresso dai membri della Commissione bancaria del Senato statunitense. Ciò non è solo increscioso, ma anche pericoloso in quanto la posizione politica della Fed è molto più precaria di quanto pensino i suoi leader.

In molti paesi, la destra politica sostiene tendenzialmente le banche centrali. Nel Nord Europa, ad esempio, l’indipendenza della Banca Centrale Europea viene vista come fattore essenziale per la stabilità dei prezzi e la salvaguardia di quest’indipendenza è addirittura una priorità per i politici di destra. 

La situazione appare ben diversa negli Stati Uniti dove la destra, rappresentata dal partito repubblicano, guarda da sempre con sospetto alla Fed, il che riflette una contrarietà verso un governo federale troppo autoritario ed una nostalgia per i tempi dello standard dell’oro (in particolar modo per la versione precedente alla creazione della Fed nel 1913). L’attuale modalità di funzionamento della Federal Reserve è protetta invece dalla sinistra (ovvero dal Partito democratico).