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Gli Errori di Valutazione della Tecnologia

CAMBRIDGE – Non c’è niente di meglio di un linguaggio confuso per creare scompiglio - o facilitare il consenso. Ludwig Wittgenstein ha sostenuto che gli enigmi filosofici in realtà non sono che una conseguenza del cattivo uso del linguaggio. Al contrario, l’arte della diplomazia consiste nel trovare un linguaggio in grado di celare il disaccordo.

Un’idea su cui gli economisti concordano quasi all’unanimità è che, al di là delle ricchezze minerali, la maggior parte dell’enorme differenza di reddito tra paesi ricchi e poveri non è attribuibile né al capitale né all’istruzione, ma piuttosto alla “tecnologia”. Allora, cos’è la tecnologia?

La risposta spiega l’insolito consenso tra gli economisti, giacché la “tecnologia” viene misurata come un tipo di categoria “non appartenente alle precedenti”, qualcosa di residuale – il premio Nobel Robert Solow l’ha definita “produttività totale dei fattori” – che rimane inspiegabile dopo la contabilizzazione degli altri input di produzione, quali il capitale fisico e umano. Come, nel 1956, Mosè Abramovitz giustamente ha osservato, questo residuo non è molto più di “una misura della nostra ignoranza”.

Così, sebbene convenire sul fatto che la tecnologia sia alla base della ricchezza delle nazioni sembra essere più interessante che confessare la nostra ignoranza, in effetti non lo è. Ed è proprio la nostra ignoranza ciò di cui dovremmo occuparci.