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La guerra con l’islamismo radicale

NEW YORK – Il primo ministro francese Manuel Valls non parlava metaforicamente quando ha detto che la Francia è in guerra con l’islamismo radicale. È in corso una vera e propria guerra, e gli atroci attacchi terroristici di Parigi ne fanno parte. Eppure, come la maggior parte delle guerre, va oltre la religione, il fanatismo e l’ideologia. Riguarda anche la geopolitica, e la soluzione finale risiede proprio nella geopolitica.

I crimini come quelli di Parigi, New York, Londra e Madrid – attacchi a numerosi bar, centri commerciali, autobus, treni e locali notturni – sono un affronto per i nostri valori umani più basilari, perché implicano la deliberata uccisione di innocenti e tentano di diffondere la paura nella società. Siamo soliti definirli opera di lunatici e sociopatici, e ci ripugna l’idea che potrebbero avere una spiegazione per la follia dei loro esecutori.

Eppure, in molti casi, il terrorismo non è radicato nella follia. È più spesso un’azione di guerra, seppur una guerra fatta dai deboli invece che da stati organizzati ed eserciti. Il terrorismo islamico è il riflesso, o meglio l’estensione, delle odierne guerre in Medio Oriente. E con l’ingerenza delle potenze esterne, quelle guerre stanno diventando una singola guerra regionale –che continua a trasformarsi, espandersi e a diventare sempre più violenta.

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  1. op_campanella7_Aurelien MeunierGetty Images_billgatesrichardbransonthumbsup Aurelien Meunier/Getty Images

    Abolish the Billionaires?

    Edoardo Campanella

    Even many of the wealthiest Americans would agree that the United States needs to overhaul its tax policies to restore a sense of social justice. But, notes Edoardo Campanella, Future of the World Fellow at IE University's Center for the Governance of Change, such reforms would not be enough to restart the engines of social mobility and promote greater equality of opportunity.

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