Permettere al Medio Oriente di autogovernarsi

NEW YORK – È ora che gli Stati Uniti e le altre potenze coinvolte permettano al Medio Oriente di governarsi da solo in base al principio di sovranità nazionale e in linea con la Carta delle Nazioni Unite. In particolare, nel considerare la possibilità di condurre nuove azioni militari in Iraq e d’intervenire in Siria, gli Stati Uniti dovrebbero riconoscere due verità fondamentali.

In primo luogo, gli interventi americani, che negli ultimi dieci anni sono costati al paese migliaia di miliardi di dollari e migliaia di vite, hanno puntualmente destabilizzato il Medio Oriente, causando enormi sofferenze nei paesi colpiti. In secondo luogo, i governi dei paesi della regione – Siria, Arabia Saudita, Turchia, Iran, Iraq, Egitto fra gli altri – sono tanto motivati quanto dotati dei mezzi necessari per raggiungere un accordo reciproco. A impedirglielo è la convinzione che gli Stati Uniti o qualche altra potenza straniera (ad esempio, la Russia) possano riportare una vittoria decisiva in vece loro.

Dopo il crollo dell'Impero ottomano alla fine della prima guerra mondiale, le grandi potenze dell'epoca, Gran Bretagna e Francia, crearono a tavolino degli Stati successori al fine di assicurarsi il controllo sul petrolio, sulla geopolitica e sulle vie di transito verso l'Asia. Il loro cinismo – che traspare dall'accordo Sykes-Picot – diede vita a un modello di distruttiva ingerenza straniera, destinato a durare nel tempo. Assurgendo al rango di potenza globale, l'America ha trattato il Medio Oriente nello stesso modo, cioè insediando, rovesciando, corrompendo o manipolando i governi della regione, sempre riempiendosi la bocca di retorica democratica.

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