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Il Futuro dell’Accordo sul Nucleare Iraniano

NEW YORK – “Tra il dire e fare c’è di mezzo il mare”, recita un vecchio proverbio. Qualcosa che apparentemente sembra risolto e certo in effetti non lo è. Se tale espressione non esiste in Farsi, prevedo che presto ne apparirà una simile.

Il motivo, ovviamente, è il trattato “Parametri per un Piano Congiunto d’Asione Globale Riguardo al Programma Nucleare della Rupubblica Islamica Iraniana”, l’accordo quadro appena adottato da Iran e P5 + 1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Gran Bretagna, Francia, Russia, e Stati Uniti – più Germania). L’accordo costituisce un importante traguardo politico e diplomatico, che peraltro contiene maggiori dettagli ed una più ampia portata rispetto a quanto molti avevano previsto.

Nonostante tutto ciò, il testo lascia senza risposta almeno tante domande quante ne risolve. In realtà – e le prossime settimane, mesi e anni lo dimostreranno – le principali questioni devono ancora essere superate. È più realistico affermare che il vero dibattito sull’accordo nucleare iraniano sia solo all’inizio.

L’accordo quadro impone dei limiti significativi al programma nucleare iraniano, tra cui il numero e il tipo di centrifughe, le tipologie di reattori, e la quantità e la qualità di uranio arricchito che il paese può possedere. Sono stati stabiliti gli standard per i controlli necessari a garantire che l’Iran rispetti i propri obblighi. Ed è prevista la riduzione delle sanzioni economiche una volta verificato che il paese abbia rispettato i propri impegni.