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A stretto contatto con la crisi greca

BERLINO – Dai politici di oggi ci si aspetta che abbraccino le virtù dei grandi numeri, perseguano inesorabilmente la metrica quantistica e che quindi seguano la linea d’azione ottimale indicata da questi potenti strumenti. Eppure se c’è una cosa che ci ha chiaramente mostrato la crisi greca è l’importanza del fattore umano nelle trattative. Le persone, grazie alla propria personalità e al modo in cui si percepiscono a vicenda, possono far sembrare i piccoli debiti insormontabili o far sparire i grandi debiti con una stretta di mano.

In un mondo che si sente sempre più instabile, molti cercano sicurezza nella certezza fornita dai dati. La cerchiamo nel giornalismo. La cerchiamo nelle nostre decisioni di investimento. Cerchiamo persino oggetti in grado di contare ogni nostro passo e il battito del cuore. Vogliamo che il nostro benessere e il nostro futuro siano totalmente sotto il nostro controllo.

Ma la crisi finanziaria greca ci ricorda che la vita non è governata solo dai numeri. Alla fine, i risultati – come spesso accade – possono dipendere da qualità amorfe eppur essenziali quali integrità, affidabilità e “chimica” interpersonale.

L’importanza di questi fattori è stata altrettanto chiara nei negoziati sul programma nucleare dell’Iran. Mentre l’esibizionismo dei partiti e l’atteggiamento nazionalistico assunto nei negoziati greci hanno eroso la fiducia rispetto a tutto il progetto europeo, i negoziatori dell’affare Iran hanno colmato un divario di fiducia ben più profondo. Pur essendo molto alta la posta in gioco, e malgrado il coinvolgimento di più attori e l’accavallamento, talvolta la discordanza, dei programmi, affidare il processo ad esperti diplomatici, piuttosto che a politici eletti, ha chiaramente ripagato.