0

Il test dell’Europa nel Nord Africa

LONDRA – La reazione dell’Europa alle rivoluzioni epocali nel Nord Africa ha tentennato per diverso tempo tra l’euforia e la paura. L’istinto naturale di celebrare e sostenere il processo di democratizzazione in tutto il Mediterraneo è stato attenuato dalle preoccupazioni per il riversamento della crisi sulle coste europee.

Alcuni leader hanno evocato il Piano Marshall del secondo dopoguerra come modello per un programma europeo di assistenza allo sviluppo su larga scala per la regione allo scopo di assicurare la sostenibilità di una trasformazione democratica e al fine di creare dei benefici politici ed economici a lungo termine anche per l’Europa. Ma la reazione preponderante è stata principalmente legata alla paura, in tutta l’Unione europea, infatti, i media ed i politici sono diventati ossessionati dalla minaccia degli arrivi dei migranti alle frontiere.

Questa minaccia non dovrebbe tuttavia essere presa alla leggera. Infatti, la controversia legata agli immigrati tunisini in Italia ha già iniziato ad indebolire i principi sui quali si basa la libera circolazione delle persone all’interno dell’area Schengen. La guerra in Libia, nel frattempo, potrebbe portare molte altre migliaia di civili alla fuga dalla violenza in cerca di protezione internazionale.

Finora circa 400.000 persone hanno riempito i campi di rifugiati in Tunisia ed Egitto mentre circa 20,000 hanno raggiunto le coste italiane. La necessità di dover gestire una nuova ondata di richiedenti asilo richiederà un rafforzamento della capacità dell’UE di offrire protezione temporanea, e di rivedere possibilmente la funzionalità del sistema di asilo. Il fatto che l’Unione si sia mossa verso un approccio comune per gestire la sicurezza delle frontiere, come testimonia l’espansione dell’agenzia delle frontiere Frontex, è un segnale di aiuto.