Refugees walking to Germany Paul Hackett/ZumaPress

Le grandi assenti nel caso profughi d’Europa

LONDRA – Di fronte al più grande afflusso di profughi in Europa degli ultimi decenni, le risposte e le proposte di intervento da parte dell’Unione europea e dei governi membri sono state di natura molto diversificata, e il dibattito si è fatto sempre più politicizzato. Anche le organizzazioni internazionali e le agenzie non governative come l’UNHCR e l’International Rescue Committee, e leader religiosi come Papa Francesco e l’Arcivescovo di Canterbury, si sono espressi sull’argomento. Ma ci sono state delle grandi assenti: le aziende.

Mentre i governi, gli enti di beneficienza e le organizzazioni benefiche discutono attivamente sulla condivisione della responsabilità rispetto ai profughi in tutte le fasi del loro viaggio – dai campi in Giordania, Libano e Turchia ai centri di transito e agli insediamenti – le aziende europee sono rimaste stranamente silenziose. Ma in un’epoca in cui il settore imprenditoriale è più potente che mai, viste le diverse multinazionali sparse per il mondo, il settore privato deve lavorare con governi e Ong per aiutare ad affrontare le sfide di breve e lungo termine poste dalle massicce ondate di rifugiati.

Di fatto, i leader di ogni settore devono essere coinvolti dall’inizio, lo devono a loro stessi. Solo trasformando le sfide in opportunità si possono attenuare i rischi sociali, politici ed economici.

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