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Il nuovo realismo macroeconomico della Bce

NEW YORK – La Banca centrale europea ha finalmente lanciato una politica di “quantitative easing” (QE), ossia di “allentamento monetario”. La domanda chiave in questa fase è se la Germania darà alla Bce la libertà di manovra necessaria per effettuare questa espansione monetaria con sufficiente audacia.

Sebbene il QE non possa produrre una crescita a lungo termine, può fare molto per mettere fine alla recessione attuale che coinvolge l’Eurozona dal 2008. I livelli azionari ai massimi record in Europa questa settimana, in previsione del QE, non solo indicano una crescente fiducia, ma sono anche un canale diretto con cui l’allentamento monetario può incentivare investimenti e consumi.

Ma alcuni osservatori, come il premio Nobel Paul Krugman e l’ex segretario americano al Tesoro Larry Summers, continuano ad avere dubbi sul fatto che il QE possa realmente essere efficace. Come ha recentemente dichiarato Krugman, un “vortice deflazionistico” sta trascinando gran parte dell’economia mondiale, con i prezzi in calo che causano un’inevitabile spirale al ribasso della domanda. La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale sembrano essere concordi, dal momento che entrambi hanno recentemente rivisto al ribasso le previsioni di crescita di alcuni punti.

Secondo i pessimisti l’economia mondiale soffre di un’insormontabile carenza di domanda aggregata, che ha portato a una nuova “stagnazione secolare.” La politica monetaria viene vista come relativamente inefficace, a causa del noto “zero lower bound” (ZLB) sui tassi di interesse nominali. Con i tassi di interesse prossimi allo zero, a rigor di logica, le banche centrali sono più o meno impotenti di fronte al vortice deflazionistico, e le economie si bloccano nella tristemente nota trappola della liquidità. In questo scenario, l’insufficiente domanda si autoalimenta, spingendo i prezzi al ribasso, aumentando i tassi di interesse reali (depurati dell’inflazione) e abbassando ulteriormente la domanda.