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La BCE sta facendo abbastanza?

FRANCOFORTE SUL MENO – Una delle dichiarazioni più memorabili di Konrad Adenauer, primo cancelliere della Germania dopo la Seconda guerra mondiale, è stata: “Perché dovrebbe interessarmi quel che ho detto ieri?”. Adenauer si riferiva al fatto che talvolta gli eventi possono evolvere con un ritmo superiore alla nostra capacità di comprenderli. Ora che il 2014 volge al termine, trovo quindi opportuno chiedersi, con il senno di poi: noi della Banca centrale europea abbiamo reagito all’emergere di rischi con prontezza sufficiente a mantenere la stabilità dei prezzi, come ci impone il nostro mandato? Credo che la risposta sia sì.

Abbiamo notato che la nostra politica monetaria non esercitava più sui costi di indebitamento del settore privato l’impatto al quale eravamo abituati. Era palese che i canali del credito nel sistema bancario presentavano disfunzioni; le condizioni di prestito eccessivamente restrittive comprimevano la domanda. La BCE ha risposto esattamente come avrebbe fatto qualsiasi altra banca centrale: siamo intervenuti per ripristinare la relazione fra politica monetaria e costo dell’indebitamento, con l’obiettivo di far scendere il tasso di interesse medio a carico di famiglie e imprese.

A giugno abbiamo introdotto una serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT) che offrono alle banche fondi con scadenza fino a quattro anni a tassi fissi molto contenuti. L’impianto delle OMRLT è tale da aumentare al massimo la possibilità che le banche trasmettano la riduzione del costo del finanziamento ai prenditori. Inoltre, abbiamo varato programmi per l’acquisto di attività cartolarizzate e di obbligazioni garantite che sono stati modulati in modo da facilitare ulteriormente questa trasmissione.

Tali misure, nel loro insieme, rappresentano una risposta vigorosa che affronta alla radice le disfunzioni del credito bancario, agevolando nuovi flussi creditizi all’economia reale. Dalle indicazioni preliminari emerge che questi interventi stanno producendo i primi benefici tangibili per l’economia dell’area dell’euro.