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Debito e democrazia

PRINCETON – La crisi del debito sovrano dell’Unione europea costituisce una minaccia fondamentale non solo per l’euro, ma anche per la democrazia e il senso di responsabilità verso i cittadini. Al momento, i guai e i dilemmi di Eurolandia sono confinati in paesi relativamente piccoli, quali Grecia, Irlanda e Ungheria. Ma l’impressione è che questi governi abbiano infranto i principi fondamentali della democrazia.

La presidenza di turno dell’Ue sta per puntare i riflettori su uno di questi paesi. Il timone passa all’Ungheria, che si trova in un momento di intenso dibattito in relazione alla modifica della legge costituzionale e alla repressione della libertà di stampa, messe in atto dal Primo ministro Victor Orbán, nonché a una nuova ondata di timori rispetto alla sostenibilità finanziaria del paese.

L’Ungheria ha numerose ragioni per essere sensibile al tema delle conseguenze politiche del debito. Dopo tutto, il paese detiene ancora il record mondiale di iperinflazione, con una moneta che negli anni 40 si era deprezzata di un valore pari a 1027, così spianando la strada alla dittatura comunista.

I calcoli relativi al debito europeo sono incerti e instabili. Il consolidamento dei conti pubblici nei paesi del Mediterraneo potrebbe quindi funzionare, perché consentirà, a caro prezzo, di tornare ai normali piani di finanziamento. Ma se il nervosismo dei mercati persiste e i tassi di interesse restano alti rispetto ai tassi collegati al debito tedesco, considerato sicuro, il peso debitorio diverrà rapidamente insostenibile. Quindi, potrebbe essere una buona idea per l’Ue preparare un meccanismo che spieghi chiaramente come poter ridurre il debito.