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La disunione bancaria europea

BRUXELLES – L'obiettivo della moneta unica doveva essere quello di creare mercati finanziari pienamente integrati; tuttavia, dall’inizio della crisi finanziaria globale nel 2008, la strada intrapresa in tal senso è stata quella della rinazionalizzazione. Il futuro dell’eurozona dipende, pertanto, da ciò che succederà d’ora in avanti, cioè se tale tendenza proseguirà o se i sistemi finanziari europei raggiungeranno la piena integrazione. Entrambe le opzioni sono comunque preferibili a una via di mezzo, che non è né carne né pesce. Purtroppo, però, le cose sembrano andare proprio in questa direzione.

La tendenza verso la rinazionalizzazione è evidente. Dalla fine del boom del credito, nel 2008, le attività bancarie transfrontaliere tra il centro (essenzialmente Germania e i paesi limitrofi più piccoli) e la periferia dell'eurozona sono diminuite di oltre il 50% da circa 1,6 trilioni di euro (2,2 trilioni di dollari). Parte della differenza è finita sul bilancio della Banca centrale europea, ma questa non può essere una soluzione permanente.

Questa tendenza rischia di accentuarsi fino al punto in cui le attività transfrontaliere, ridotte al minimo, non avranno più rilevanza sistemica, come d’altronde accadeva prima dell'introduzione dell'euro. Al ritmo attuale, ciò potrebbe accadere nel giro di pochi anni, con il conseguente disfacimento dell'integrazione finanziaria apportata dall'euro.

La rinazionalizzazione viene ufficialmente considerata una maledizione, ma ha i suoi vantaggi. L’impatto a livello sistemico degli shock nazionali è meno grave quando il debito transfrontaliero è basso. In questo caso, infatti, il default di un istituto bancario di un paese non rischia di contagiarne anche altri, poiché le eventuali perdite non superano i confini nazionali.