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L'eccezionalità del caso Grecia

BRUXELLES – La crisi dell'euro sembra essere perlopiù finita. Continua, infatti, la discesa generalizzata dei premi di rischio, mentre due paesi, Irlanda e Portogallo, hanno già completato i rispettivi programmi di aggiustamento e sono ora in grado di autofinanziarsi sul mercato e ridare impulso all'economia.


Al contrario, la Grecia sta ancora avendo difficoltà a raggiungere gli obiettivi del suo programma di aggiustamento ed è impegnata in interminabili trattative per l'ennesimo pacchetto di finanziamenti multilaterali. Il problema può essere sintetizzato in una parola: export (o, piuttosto, mancata crescita dell’export).


Le notizie provenienti dalla Grecia in questi giorni sono incentrate soprattutto sull'annuncio del raggiungimento dell'avanzo primario (saldo di bilancio meno servizio del debito) nel bilancio del 2013. Per la prima volta da decenni, il governo greco è stato in grado di ripagare le proprie spese con le proprie entrate.


Si tratta di una novità davvero importante. Ma un’altra notizia, ben più fondamentale, ha ricevuto molta meno attenzione: nel 2013 la Grecia ha esportato meno che nel 2012.