4

Effetto Boehner

WASHINGTON, DC – Da quando è scoppiata la crisi finanziaria nel 2008, organi di stampa ed esperti sono concentrati sugli shock negativi che potrebbero colpire l'economia globale nel tentativo di anticiparli. Oggi l'attenzione è tutta rivolta allo stato dell'economia cinese, alla tempistica della normalizzazione dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve e alle varie politiche discusse nell'ambito della campagna per le presidenziali americane.

Ma gli shock più dannosi spesso si celano sotto il nostro naso per poi colpire esattamente dove e quando quasi tutti pensano che sarà la stabilità a prevalere. Tra questi, vi è il rischio che la faziosità politica possa dissestare ulteriormente le finanze del governo statunitense, indebolendo l'economia americana e turbando i mercati finanziari mondiali.

Questo avvertimento potrebbe suonare strano, dopotutto l'ultima grande battaglia (nel 2013) sui finanziamenti al governo e sull'innalzamento del limite del debito ha portato scarsi risultati ai repubblicani che l'hanno istigata, al di là di un notevole danno alla loro reputazione di responsabili. Inoltre, l'attuale leadership repubblicana, desiderosa di aumentare le chance elettorali del proprio partito in vista del 2016, vuole a tutti i costi dare un'immagine di equilibrato buon senso.   

Eppure, uno scontro acceso e destabilizzante sulle finanze pubbliche sembra ora inevitabile, soprattutto dopo l’annuncio a sorpresa delle dimissioni di Johan Boehner dal suo ruolo di presidente della Camera e dal Congresso, alla fine di ottobre. Per capire il perché di questo gesto, basta guardare il Ways and Means Committee, il cui attuale presidente, Paul Ryan, è il leader dei ribelli repubblicani estremisti che avevano disprezzato Boehner per la sua eccessiva disponibilità a trovare un accordo con il presidente Barack Obama e i democratici.