Mohamed Abdiwahab/Getty Images

La parità di genere guidata dai dati

NEW YORK – Uno dei temi chiave che verranno affrontati alla riunione annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si svolge questa settimana, è la valutazione dei progressi globali nella realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), il piano d’azione dell’Onu per risolvere entro il 2030 le sfide più importanti a livello mondiale.     

In passato, ho fatto parte del team delle Nazioni Unite che ha contribuito alla creazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), i predecessori degli OSS. All’epoca della loro conclusione, nel 2015, gli OSM erano riusciti a promuovere i progressi più rapidi ed estesi sul piano della salute e dello sviluppo globali che il mondo avesse mai visto. Successivamente, gli OSM hanno aperto la strada agli OSS, e per me è stato incoraggiante constatare l’impegno prodigato dalla comunità globale nel sostenere l’agenda per lo sviluppo post 2015.       

D’altro canto, però, è apparso chiaro, sia a me che ad altri, che la mancanza di un’analisi più approfondita e guidata dai dati, in particolare delle esigenze delle donne e delle ragazze, può ripercuotersi negativamente sulla realizzazione di un’ampia gamma di obiettivi. Se non riusciremo a raggiungere la parità di genere a livello universale, rischiamo di mancare molti altri obiettivi, dall’eliminazione della povertà alla garanzia di condizioni di salute e benessere per tutti.      

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