Ben Bernanke trackrecord/Flickr

La tragedia di Ben Bernanke

BERKELEY – E’ difficile leggere il libro di memorie del Presidente Ben Bernanke, The Courage to Act (Il coraggio di agire, ndt), se non come una tragedia. E’ la storia di un uomo che avrebbe potuto essere il miglior candidato al mondo per il lavoro assegnatogli, ma che si è poi trovato superato dalle sfide che si è trovato di fronte, senza mai riuscire a gestirle.

E’ stato grazie a Bernanke che lo shock del 2007-2008 non ha provocato un’altra Grande Depressione, tuttavia la sua risposta al periodo successivo alla crisi è stata inaspettatamente deludente. Nel 2000 Bernanke sosteneva che una banca centrale può “sempre” ripristinare, se lo vuole, la prosperità, almeno nel medio termine, attraverso una politica di quantitative easing. Se una banca centrale stampasse più valuta e vendesse le attività finanziarie su larga scala, la soglia di spesa dei cittadini aumenterebbe. Inoltre, se le persone credessero nella permanenza duratura anche solo di una parte di quantitative easing e anche se gli incentivi per incoraggiare la spesa fossero bassi, la banca centrale potrebbe comunque far ripartire l’economia.

Alla fin fine, la realtà è che Bernanke non ha raggiunto alcun obiettivo. Anche se la Fed ed altre banche centrali stampassero una maggior quantità di moneta di quanto gli economisti sostengono sia necessaria per compensare l’impatto della crisi finanziaria, ciò non porterebbe ad un ripristino della prosperità. Bernanke ha aumentato la base monetaria statunitense di cinque volte passando da 800 miliardi a 4 trilioni di dollari, ma ciò non è stato sufficiente. In seguito, per mancanza di coraggio, ha poi esitato a fare il salto successivo, ovvero a raddoppiare la base monetaria fino a 9 trilioni di dollari. Negli ultimi anni del suo mandato Bernanke si è infine trovato a pregare invano il Congresso di avviare una politica di espansione fiscale.

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