pa1367c.jpg Paul Lachine

Una nazione di videoteledipendenti

NEW YORK – Gli ultimi cinquant’anni possono essere annoverati  come l’era dei mass media elettronici. La televisione ha rimodellato la società in ogni angolo del mondo. Ora alla scatola televisiva si affianca l’esplosione di nuovi apparecchi, come Dvd, computer, game box e smart phone. Sono numerose le tesi a supporto degli innumerevoli effetti deleteri di questa proliferazione mediatica.

Gli Stati Uniti hanno condotto il mondo nell’era della televisione, e tutto ciò si manifesta in maniera evidente nell’intenso amore dell’America per ciò che Harlan Ellison definiva “the glass teat”, ossia “il capezzolo di vetro”. Negli anni Cinquanta, meno dell’8% delle famiglie americane possedeva un televisore; negli anni Sessanta, il 90% ne aveva uno. Questo livello di espansione ha richiesto tempi molto più lunghi in altre aree, e i Paesi più poveri non l’hanno ancora raggiunto.

Come c’era da aspettarsi, gli americani sono diventati i maggiori fruitori di televisione, e forse lo sono tuttora,  anche se i dati sono in qualche modo lacunosi e incompleti. Sembra che gli americani guardino in media più di cinque ore di televisione al giorno – un numero sbalorditivo, considerato che altrettante ore vengono spese davanti ad altri apparecchi elettronici. Altri Paesi accumulano un minor numero di ore. In Scandinavia, ad esempio, il tempo speso davanti alla tv è all’incirca la metà della media americana.

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