Monday, November 24, 2014
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I partiti di centro non possono reggere

WASHINGTON – Nella maggior parte delle democrazie avanzate, lo scenario politico è generalmente quello di una competizione tra un grande partito di centro destra ed un grande partito di centro sinistra. Ovviamente, il grado in cui il sistema elettorale in vigore favorisce i grandi partiti (tramite un’ampia soglia di sbarramento per entrare in Parlamento, o un sistema in base al quale il vincitore guadagna tutte le circoscrizioni) influisce sul livello di frammentazione politica. Tuttavia, in generale, le democrazie sviluppate sono caratterizzate da una competizione tra grandi partiti di centro destra e centro sinistra. Qual è quindi il ruolo dei veri centristi come Mario Monti, lo stimato Primo Ministro del governo tecnico italiano?

Certamente, le lealtà regionali ed etniche svolgono un ruolo importante in alcune parti d’Europa, come ad esempio in Scozia, Belgio e Catalogna, ma ancor di più nei paesi emergenti, dove le divisioni politiche rispecchiano anche dei contesti post-coloniali specifici e spesso il retaggio di dittature. Tuttavia, anche nelle democrazie dei “mercati emergenti”, come il Cile, il Messico, la Corea del Sud e l’India, la divisione tra destra e sinistra svolge un ruolo importante, mentre chi si pone al centro rimane debole.

I liberal-democratici britannici, ad esempio, hanno cercato per decenni di diventare un terzo grande partito, ma senza riuscirvi. Il vocabolario politico negli Stati Uniti è invece diverso. Il Partito Democratico, esistente sin dalla Presidenza di Franklin Roosevelt, rappresenta infatti la forza politica di centro sinistra, mentre il Partito Repubblicano si è posizionato come partito di centro destra, e non esiste alcun’altra alternativa significativa in termini di partito.

In Francia e Germania c’è invece ancor più frammentazione. Lo scenario politico continua ad essere dominato da un grande partito di centro sinistra e un grande partito di centro destra, ma gruppi minori (alcuni dei quali si considerano di centro e altri di estrema destra e sinistra) li sfidano a vari livelli. In alcuni paesi, i “verdi” hanno la loro identità con un posizionamento a sinistra, ma nonostante un consistente progresso registrato in Germania, non sono comunque in grado di raggiungere il consenso elettorale dei grandi partiti di centro destra e centro sinistra.

In Spagna, Portogallo, Grecia, Turchia e nei paesi nordici, esistono delle varianti rispetto a questa struttura di base. In Italia la situazione è particolarmente interessante. Monti, infatti, dopo aver deciso di scendere in campo nelle prossime elezioni, si è dovuto posizionare a destra (posizionamento attestato dalla sua partecipazione all’incontro dei leader dei partiti di centro destra europei). Al momento, Monti e l’ex Primo Ministro Silvio Berlusconi stanno quindi lottando per conquistare il proprio spazio a destra, mentre i democratici di centro sinistra continuano ad essere in testa nei sondaggi.

Ci sono almeno quattro differenze negli approcci di centro destra e centrosinistra alle sfide sociali ed economiche. La destra ha più fiducia nei mercati ed ha quindi più facilità nello stanziare risorse e fornire gli incentivi adeguati, predilige il consumo privato rispetto ai beni pubblici, ha una preoccupazione minima per l’uguaglianza economica e tende ad essere più nazionalistica e meno incline alla cooperazione internazionale.

La sinistra, per contro, è convinta che i mercati, in particolar modo i mercati finanziari, abbiano bisogno di una sostanziale regolamentazione ed una supervisione da parte del governo per funzionare bene; dà maggior peso ai beni pubblici (ad esempio ai parchi, ad un ambiente pulito, e al trasporto pubblico), cerca di ridurre la disuguaglianza economica in quanto crede che indebolisca la democrazia ed il senso di equità entrambi essenziali per il benessere, ed è più incline a perseguire la cooperazione internazionale al fine di assicurare la pace e a fornire beni pubblici, come ad esempio la salvaguardia ambientale.

Osservando come le effettive politiche economiche si sono sviluppate nel corso dei decenni, si nota che, in generale, finiscono sempre per combinare elementi di centro destra con elementi di centro sinistra. Le ripetute crisi finanziarie hanno persino attenuato la fede della destra nei mercati non regolamentati, mentre la sinistra è diventata più realista e cauta rispetto ai processi burocratici e di pianificazione della pubblica amministrazione. Allo stesso modo, la scelta tra i “beni” consumati pubblicamente e quelli consumati privatamente è spesso confusa, mentre i politici tendono a rinforzare la comprensibile propensione dei cittadini a richiedere beni pubblici rifiutando le tasse necessarie a finanziare tali beni.

Se da un lato la disuguaglianza dei redditi è aumentata, addirittura in modo drammatico in alcuni paesi come gli Stati Uniti, dall’altro sta diventando una priorità nel dibattito politico e rinforzando in tal modo le tradizionali divisioni politiche. Ciò nonostante, il centro sinistra ed il centro destra si stanno ora scontrando sul livello di ridistribuzione e non sulla necessità di una qualche progressività nelle tasse e nei trasferimenti. Entrambe poi concordano sulla necessità di perseguire una politica di cooperazione internazionale in un mondo ormai interdipendente, mentre le differenze in questo contesto riguardano ormai essenzialmente l’entità degli sforzi da dedicare a quest’obiettivo.

Pertanto, dato che le differenze nell’implementazione delle politiche sono diventate per lo più una questione di livello di attenzione, perché i partiti del centro continuano ad essere deboli? Perché non sono riusciti a unire i moderati di entrambe le sponde del divario ideologico?

Una ragione è data dal fatto che, generalmente, solo una minoranza delle popolazioni è politicamente attiva. I membri attivi dei partiti hanno una visione ideologica più coerente (e la sostengono con più forza) rispetto a coloro che sono politicamente meno impegnati, il che dà agli attivisti un’influenza sproporzionata sul processo politico. Dopotutto, le idee e le proposte politiche con sfumature diverse sono più difficili da diffondere in modo sufficientemente efficace da generare un ampio sostegno popolare.

Ma ci sono in realtà anche delle differenze sostanziali nei valori e nelle teorie economiche, così come negli interessi economici, che portano ad un conseguente posizionamento degli elettori a destra o a sinistra. Il disaccordo può portare a dei compromessi, ma non cambia le differenze di fondo delle posizioni iniziali.

Probabilmente, è positivo che continui ad esserci una competizione strutturata tra un ampio partito di centro destra ed uno di centro sinistra. Questi partiti possono infatti aiutare ad integrare i partiti estremisti nella principale corrente politica, facilitando allo stesso tempo un’alternanza al potere che è fondamentale per il dinamismo di ogni democrazia. Un sistema con un ampio partito di centro al potere in modo permanente sarebbe decisamente molto meno auspicabile. Quelli come Monti che vogliono porre una sfida dal centro, per quanto brillanti, si trovano ad affrontare enormi ostacoli, e con ragione.

Traduzione di Marzia Pecorari

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    1. CommentedStamatis Kavvadias

      Interesting. Though the article does not prove its claim at the end that "a system in which a large centrist party remained permanently in power would be far less desirable," it provokes syllogism on the evolutionary course of political processes in, so called, "representative democracies". These processes, in did, swings from left to right, virtually without any intervals of steady course in the middle. But understanding our current status, should not cage us to only see as far as what is possible from where we stand and incremental thinking!

      The bigger issues are the targets we would like to get to, because these targets are what will motivate us. The important questions are, how can we create institutions that are neutral (similar to centrist...), and what could replace "representative democracy", which has found its limits in the global system of economic power and dominance.

    2. CommentedRoland Hazy

      A nice answer to this article regarding centrist power:
      http://www.project-syndicate.org/commentary/israel-s-election-surprise-by-itamar-rabinovich
      By the way, is Dervis really promoting a two-party system over multi-party systems? And how can one wash together different democratic countries; please someone compare Sweden to US. Even economists are now speaking of two main variants of capitalism which is rooted in different political structures.

    3. CommentedCher Calusa

      It’s interesting that the outcome of any political party system in a democratic style government structure is that theoretically the polar opposites will create a middle ground giving an opportunity for moderates to emerge and unite each end of the spectrum. Since a minority of any population is politically inactive, we have to re-examine the premise. We’ve already seen how political party systems don’t create the healthy competition and decision making that we had hoped they would. It’s such a fair and wise idea but it certainly does need the participation of equal numbers of politically active people for successful decision making. How can we integrate people into a system that will take this non-participation quotient into account? Shouldn’t we be examining what would create participation and move into this direction? How can we create a system in which everyone understands that they have an important contribution to make? The fact is that even when citizens make the “choice” not to participate, they have already chosen an outcome that won’t be necessarily beneficial. If we are to envision a future worth living for, we must understand how interconnected we are and how to use this interconnection to capitalize on our abilities to solve problems for everyone's well being in this global system. The party system , as the world knows it, is easily corrupted and incapable of leading us to a positive future.

        CommentedEdward Ponderer

        Given a Gaussian distribution along the political spectrum, it is natural to assume a general electoral landing spot at about a standard deviation from the center -- ergo the success of Left and Right Centrist parties. This natural phenomenon is actually healthy as it remains basically balanced, while avoiding the dangers of a one-party system, even if that party was -- or at least began -- as Centrist.

        But to bring people into this system I think, would involve bringing a consciousness of where the same natural -- even mathematical -- phenomena that leads to this system would like to take us. [Forgive the anthropomorphism, but it makes for easier language.]

        Individuality, our views and contributions to a society whose whole should be greater than the sum of its parts, by nature lead to some animosity. What is crucial is that there has to be a sense of mutual respect and love that overshadows without eliminating the lower "hate" -- reducing it to the maintenance of enough personal space to survive to provide its contribution.

        Let Center dominate, but indeed let some course-correction pull to left or right as necessary, survive within. But more importantly, let such be the case with us as individuals, our local communities and national and ethnic groupings , and the holistic Humanity that we are rapidly evolving into.

    4. CommentedTony Phuah

      How about moderation (http://www.my1510.cn/article.php?id=84705) as guiding principle?

      It’s fine as long as not over. • Moderation • balance

    5. CommentedCarol Maczinsky

      Simply desintegrate the unstable Italian state.

      A fragmented political party system is a great advantage. It leads to better politicians.

    6. CommentedZsolt Hermann

      It is true that centrist parties, politicians cannot provide the answer.
      But it is interesting how this article is celebrating polarized, western style, democratic party politics in an age when western style, polarized democratic party politics became exposed, corrupt and dysfunctional.
      Today's self important and self serving individual and party politics is incapable and helpless in directing, sustaining nations, and even more incapable of finding answers to global problems.
      This is on top of the also unsustainable economic model this governing structure supports, serves.
      Humanity has evolved into a globally interconnected and interdependent web within a closed, natural ecosystem.
      We need completely new governing systems and consumption models in order to adapt to our new conditions.

        CommentedEdward Ponderer

        Mr. Hermann points out a rather obvious fact.

        A broad open palm and agile fingers, all with coordination local sensory and muscule apparatus, are a lot more effective it the safe capture and containment of a wobbling water balloon than a few random, senseless, stiff needles.

        It should be obvious at least, but the unfortunate thing is that it is not and must still be pointed out.

    7. CommentedLuca Arcangeli

      The situation in Italy is strange: the presence of Silvio Berlusconi, with his huge amount of influence over the media, in the last 20 years has turned the political dialogue into a personal fight against him.

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